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Politike21 Korrik 2025, 10:35

Nuovi messaggi per gli erdoganisti di Tirana: parlate la lingua di Hamas

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 Nuovi messaggi per gli erdoganisti di Tirana: parlate la lingua di Hamas                                                          

Un vespaio al servizio dell'odio: come Ankara diffonde l'antisemitismo in Albania e Kosovo!

Su richiesta dei servizi segreti turchi, la rete mediatica pro-Erdogan di Tirana, Pristina e Skopje è passata dalla retorica propagandistica a un linguaggio estremo contro Israele e le comunità filo-ebraiche, mettendo seriamente a repentaglio le relazioni strategiche degli albanesi con l'Occidente...

Nelle ultime settimane, da Ankara, o meglio dai servizi segreti, sono arrivati nuovi ordini per "nidi di vespe" nei paesi balcanici. È così che i centri di elaborazione delle opinioni chiamano le stazioni dei gruppi pro-Erdogan nei territori sotto influenza ottomana, tra cui l'Albania e i territori a maggioranza albanese della regione.

Gli ultimi messaggi includono un aumento dell'antisemitismo nei media legati ad Ankara, che ha ormai raggiunto livelli estremi. Se in precedenza Israele veniva attaccato come uno Stato che commette atrocità contro i palestinesi, ora si afferma apertamente che Israele non dovrebbe esistere.

In prima linea in questa retorica ci sono gli stessi nomi e personaggi che in passato sono stati in prima linea negli attacchi contro la rete di Gülen e che gestiscono organi di informazione di contenuto islamico a Tirana, Pristina e Skopje.

Questi organi di informazione, dopo aver coltivato a lungo un linguaggio di odio contro gli ebrei e Israele, ora parlano il linguaggio di Hamas, diffondendo il famigerato slogan: "Dal fiume al mare", uno slogan che mira a cancellare Israele dalla mappa.

Una delle voci più autorevoli in questo dibattito è quella del teologo Giustiniano Topulli, che ha pubblicato un estratto dalle memorie di Eqrem Vlora sulla caduta dell'Impero Ottomano per rafforzare l'idea che la creazione dello Stato ebraico abbia incendiato il mondo arabo. Un messaggio in codice, ma comprensibile per il pubblico a cui si rivolge. I media, gestiti da un centro di intelligence turco radicale, con sedi a Pristina e Tirana, si sono spinti oltre, descrivendo Israele come uno "Stato delinquente".

Questa escalation retorica è il risultato dello scontro diretto tra Turchia e Israele in Siria. Con la penetrazione turca in territorio siriano e con il supporto di milizie legate ai servizi segreti di Erdogan, le comunità cristiane, curde e druse sono state sistematicamente prese di mira. Proprio nel sud della Siria, vicino alle alture del Golan e al confine con Israele, queste milizie hanno massacrato centinaia di membri della comunità drusa. Questa comunità, sebbene araba, è strettamente legata a Israele, dove vivono oltre 100mila drusi, integrati persino nelle Forze Armate israeliane (IDF).

Israele considera il popolo druso un popolo fratello e, di conseguenza, la sua protezione è diventata una questione strategica. Proprio per questo motivo, dopo l'intervento israeliano in Siria e il bombardamento di diversi obiettivi vicino a Damasco, la reazione dei media legati ad Ankara in Albania, Kosovo e Macedonia del Nord si è notevolmente intensificata.

In Albania, la comunità drusa è poco conosciuta e, per gli albanesi in generale, è una comunità sconosciuta che cerca di vivere in pace. Tuttavia, i media di Ankara, a Tirana e Pristina, hanno titolato: "I drusi, i 'padri del mondo' del Medio Oriente", un'etichetta dispregiativa che colpisce anche i Bektashi albanesi.

In un altro articolo si legge: "Hanno nomi musulmani, ma sono fedeli a Israele", mentre in altri si legge: "Azioni di bande druse israeliane a Suwayda".

Questo discorso d'odio non è affatto casuale. Con l'indebolimento dell'influenza iraniana, la Turchia ha assunto un nuovo ruolo di protettore e finanziatore di Hamas.

I leader di Hamas si sono rifugiati a Istanbul e Ankara è diventata un centro di propaganda per questa organizzazione, i cui messaggi vengono trasmessi anche a Tirana, Pristina e Skopje. Ciò costituisce una minaccia diretta alle relazioni strategiche degli albanesi con l'Occidente, in un momento in cui Israele ha riconosciuto l'indipendenza del Kosovo e ha rafforzato i legami con l'Albania, mentre i due centri del potere palestinese si rifiutano di riconoscere il Kosovo come Stato e lo considerano ancora parte della Serbia./ Opuscolo

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