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Aktualitet12 Dhjetor 2025, 18:48

Il vero problema dei "migranti" per Meloni non sono i centri in Albania

Shkruar nga Pierfrancesco De Robertis
Il vero problema dei "migranti" per Meloni non sono i centri in
Il primo ministro italiano Giorgia Meloni

Per Meloni si tratta senza dubbio di un'occasione di pubblicità, visto l'attacco dell'opposizione al Primo Ministro, che si è affrettato ad accusarla di sprecare risorse da un lato e di ignorare il diritto internazionale dall'altro...

Qualunque cosa si possa pensare dei centri di rimpatrio in Albania promossi dal governo Meloni, la decisione del Consiglio europeo dei ministri dell'Interno, che ha inasprito le politiche migratorie dell'Ue, segna un punto a favore del premier italiano.

Giorgia Meloni aveva attribuito grande importanza a una svolta sulla questione immigrazione durante la sua campagna elettorale, e tutti ricordano la battaglia di Fratelli d'Italia per il fantomatico "blocco marittimo", rimasto incompiuto perché semplicemente inapplicabile.

Questa promessa si è poi ritorta contro il primo ministro, diventando il simbolo del "vorrei, ma non posso", tipico di chi dice una cosa e poi ne fa un'altra. Meloni è quindi corsa in soccorso e ha inventato i centri in Albania, firmando un accordo "innovativo" (come lo ha definito la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen) con il primo ministro albanese Edi Rama, un socialista.

I centri in Albania riapriranno? Cosa succederà dopo le severe misure dell'UE contro gli immigrati?

Molto è stato scritto sui centri in Albania, anche a causa del conflitto scoppiato tra il governo e parte della magistratura italiana sul loro utilizzo. Dopo il completamento dei centri e la partenza dei primi migranti dall'Italia per essere accolti e poi rimpatriati, i giudici ne bloccarono l'attuazione, adducendo la mancanza di una normativa europea specifica in materia di luoghi sicuri. Il governo emise un successivo decreto per chiarire la questione, ma anche questo non fu sufficiente e l'utilizzo dei centri fu nuovamente bloccato dai magistrati.

Tuttavia, tutto questo appartiene ormai al passato e la recente decisione del Consiglio europeo ha aperto una nuova strada. Il provvedimento non è ancora operativo perché deve essere confermato dal Parlamento europeo, dove esiste comunque una forte maggioranza per approvarlo e nel giro di pochi mesi le parti definitive saranno operative (previsto per giugno 2026).

Il vero problema dei "migranti" per Meloni non sono i centri in
Sbarchi di migranti in Italia

Per Meloni si tratta senza dubbio di un'occasione di visibilità, visto l'attacco dell'opposizione al Presidente del Consiglio, che si è affrettato ad accusarla di spreco di risorse da un lato e di violazione del diritto internazionale (e dei diritti umani) dall'altro. Le reazioni del Ministro dell'Interno Matteo Piantedosi dopo la decisione di Bruxelles confermano l'allentamento dei toni da parte di Palazzo Chigi su una questione che aveva iniziato a scaldarsi e che, con le elezioni sempre più vicine, avrebbe potuto avere effetti negativi irreversibili.

Migranti, il vero problema di Meloni

Questo cambiamento porta però con sé nuove incertezze, che per il centrodestra potrebbero non essere tutte positive. Chi pensa che l'apertura dei centri albanesi, quando mai avverrà, risolverà tutti i problemi dell'immigrazione clandestina, rischia di sbagliarsi di grosso. È una strada (altri Paesi europei la tenteranno, come sta facendo ad esempio l'Olanda con un protocollo simile a quello dell'Uganda) che, anziché prevenire e gestire gli arrivi, fungerà (in teoria) da ostacolo per chi vuole partire, investire anni di risparmi e rischiare la vita in un passaggio che potrebbe concludersi non in Italia o in un altro Paese dell'UE, ma in un centro di detenzione in Albania.

Sbarchi di migranti in Italia

La repressione europea, di cui le definizioni di "Paese sicuro" e "Paese terzo sicuro" sono cardini, mira a lanciare un messaggio, soprattutto ai trafficanti di esseri umani. Tuttavia, da lì, la strada da seguire deve essere definita con precisione. Le critiche dell'opposizione alla decisione europea, ma anche quelle della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dei leader delle ONG, sottolineano il fatto che mancano ancora molti accordi di rimpatrio con i Paesi di origine, che in Italia esistono già CPR che svolgono la stessa funzione dei centri albanesi e che molti migranti provengono da aree non sicure di Paesi considerati sicuri, con conseguente ondata di ricorsi che sovraccaricheranno i tribunali.

L'Italia ha emesso poco più di 10.000 decreti di sfratto nei primi due trimestri del 2025.

Insomma, la battaglia legale e politica sembra appena iniziata. Il disegno di legge che il governo sta preparando per attuare il diritto comunitario dovrà risolvere molti nodi. / Today.it /

 

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