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Rajoni dhe Bota25 Qershor 2026, 17:50

Cosa bisogna fare per sconfiggere le nuove mafie?

Shkruar nga Vincenzo Musacchio
Cosa bisogna fare per sconfiggere le nuove mafie?
Foto illustrativa /

Quando si comincia a indagare su clienti segreti, patti immorali tra Stato e mafia, flussi di denaro che conducono a società dubbie o paradisi fiscali, il sistema reagisce immediatamente in modo difensivo: si innalzano barriere di "garantismo" e si attacca il lavoro dei magistrati...

«Dobbiamo andare oltre il terzo livello e colpire le menti più raffinate». «È giunto il momento di individuare il vero asse del potere mafioso: non più (e non solo) le ali armate, ma i "cravatte bianche" e i salotti dove si decidono i destini economici e politici del Paese».

C'è una debolezza che l'Italia si porta dietro da decenni. Un'illusione ottica al tempo stesso rassicurante e tossica: pensare alla mafia come a un fenomeno di pastori, fuggitivi nascosti in bunker sotterranei e spietati assassini con un forte accento locale.

Sì, questa è la mafia militare. Ma la vera mafia, quella che sopravvive ai cambi di regime, alle crisi economiche e alle storiche operazioni di polizia, è diversa.

È la mafia che non spara, ma agisce in silenzio. È la mafia dei burattini.

Indagare a fondo e seriamente su chi guida le organizzazioni criminali significa smettere di guardare il dito e iniziare a guardare la Luna. Significa accettare una scomoda verità: Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Camorra non sono entità estranee alla nostra società, ma camere direttamente collegate al potere legittimo.

Oggi i grandi capi non hanno più bisogno di incutere timore con le armi. Si presentano con lauree in economia e finanza, master conseguiti all'estero e un portafoglio di investimenti diversificato.

Il vero potere della mafia risiede in quella che noi esperti chiamiamo la "zona grigia": una fitta rete di professionisti, banchieri, intermediari, funzionari pubblici e politici collusi.

Senza questa rete, la mafia sarebbe solo una comune banda criminale, destinata a scomparire sotto i colpi dello Stato. Grazie a questa rete, invece, si trasforma in un sistema radicato.

Diventa capace di riciclare miliardi di euro di provenienza illecita nei mercati finanziari legali; di appropriarsi di fondi pubblici e grandi appalti prima ancora che vengano annunciati; e di condizionare il voto in interi territori, trasformando i cittadini in subordinati e i candidati in debitori.

Oggi, boss mafiosi e politici si scambiano favori in una spaventosa coalizione di interessi. Quando la giustizia cerca di intensificare le indagini per colpire le fondamenta di questa "zona grigia", il clima cambia immediatamente. Fino a quando non viene arrestato l'esecutore materiale di un omicidio o il corriere della droga, gli applausi sono generali.

Ma quando si comincia a indagare sui clienti segreti, sui patti amorali tra Stato e mafia, sui flussi di denaro che conducono a società dubbie nel nord del paese o ai paradisi fiscali, allora si attiva il riflesso difensivo del sistema.

Si innalzano barriere di "garantitismo", si attacca l'operato dei magistrati, accusandoli di "teoremi politici", e si erigono muri di gomma legali. Perché svelare i leader dietro le quinte significa aprire il "vaso di Pandora" della complicità istituzionale.

Significa accettare che alcune parti dello Stato abbiano convissuto con lo stesso mostro che pubblicamente aveva giurato di combattere. Se Giovanni Falcone disse una volta "segui i soldi e troverai la mafia", oggi questa massima va aggiornata.

Il denaro della mafia si muove alla velocità di un clic, nascosto nelle criptovalute e disperso in migliaia di società di comodo tra il Delaware e il Lussemburgo.

L'indagine su coloro che gestiscono la mafia richiede una rivoluzione culturale e tecnologica.

L'intuizione di un singolo investigatore non è più sufficiente; servono gruppi internazionali capaci di analizzare i flussi finanziari globali e di decodificare i legami tra massoneria deviante, finanza speculativa e criminalità organizzata.

Finché ci accontenteremo di mostrare le nostre manette davanti alle telecamere, avremo vinto solo battaglie superficiali. La mafia sarà sconfitta solo quando avremo il coraggio di tagliare i fili dei burattini.

Per fare ciò, lo Stato deve essere disposto a guardarsi allo specchio e a colpire anche le proprie zone d'ombra. Senza eccezioni, e soprattutto senza timore che a volte il burattinaio possa sedere ai vertici del potere. / Opuscolo dell'"Huffington Post Italia"

ç'duhet bërë për të mposhtur mafiet e reja

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