Péter Magyar promette di unirsi alla Procura europea e di indagare sulla corruzione dell'era Orbán, mentre l'UE chiede un'azione rapida per salvare prove e beni.
L'Europa e l'Ungheria si trovano ad affrontare la sfida di recuperare i fondi UE presumibilmente sottratti indebitamente durante gli anni di governo di Viktor Orbán. Il neoeletto Primo Ministro, Péter Magyar, punta a smantellare questo sistema e a ristabilire la fiducia nelle istituzioni europee, facendo dell'adesione alla Procura europea (EPPO) una priorità.
Nel suo discorso dopo la vittoria elettorale ad aprile a Budapest, Magyar ha dichiarato a migliaia di sostenitori che "l'Ungheria è stata liberata". In questo contesto, ha ribadito una delle sue principali promesse: tra le prime azioni del suo governo ci sarà l'adesione alla Procura europea (EPPO), un'istituzione che da cinque anni indaga sui crimini contro il bilancio dell'UE, tra cui frodi sui sussidi, evasione dell'IVA, corruzione e violazioni doganali.
Durante i suoi 16 anni al potere, Viktor Orbán ha evitato di aderire a questa struttura. Secondo le valutazioni di organizzazioni come Transparency International e le segnalazioni di membri del Parlamento europeo, in Ungheria si è instaurato un sistema di nepotismo, in cui si sospetta che persone vicine al governo abbiano sistematicamente beneficiato di fondi europei. Tali benefici, secondo la documentazione, sarebbero stati ottenuti attraverso l'utilizzo di terreni agricoli per sovvenzioni, progetti di costruzione e appalti pubblici con budget gonfiati.
Nel frattempo, secondo quanto riportato dai media, gli oligarchi legati al precedente governo starebbero cercando di trasferire beni all'estero, il che rende ancora più urgente un intervento. In Lussemburgo, il nuovo procuratore generale europeo, Andrés Ritter, si aspetta una rapida decisione da Budapest sull'adesione alla Procura europea.
Ritter, parlando con cautela in qualità di investigatore, sottolinea che vi è un fondato sospetto che la cattiva gestione dei fondi pubblici abbia portato all'arricchimento di funzionari e persone legate al precedente governo. Solleva la questione di quanti di questi casi possano ancora essere indagati e quanti fondi possano essere recuperati.
Secondo lui, la chiave è agire rapidamente. Magyar deve garantire che l'Ungheria diventi parte integrante e operativa della Procura europea subito dopo l'insediamento. "Ciò che non viene messo in sicurezza il prima possibile, sia le prove che i beni acquisiti illegalmente, difficilmente potrà essere recuperato in seguito", avverte Ritter.
Questo processo prevede che i procuratori ungheresi vengano delegati alla Procura europea (EPPO), dove opereranno secondo la legge ungherese, ma in modo indipendente e sotto la direzione della struttura centrale di Lussemburgo. Questo è il principio fondamentale del funzionamento dell'EPPO, che attualmente opera in 24 paesi dell'Unione europea.
Un elemento importante è anche la possibilità di indagini con effetto retroattivo. Ritter cita il caso della Polonia che, dopo un cambio politico, ha aderito alla Procura europea (EPPO) conferendole la competenza a indagare sui casi a partire dal 1° giugno 2021, data di inizio delle attività dell'istituzione. Un simile approccio richiede preparativi legali e risorse umane e materiali sufficienti.
Tuttavia, il processo non è a senso unico. Per indagare efficacemente sull'ultimo periodo del governo Orbán, è necessaria una reale volontà di cooperazione da parte delle autorità ungheresi. Questa è una sfida, poiché il sistema statale, compresi l'amministrazione, i tribunali, le procure e gli organi di controllo, è stato strettamente legato al governo precedente.
Nel suo discorso di vittoria, Magyar ha chiesto le dimissioni dei vertici delle principali istituzioni giudiziarie, tra cui il presidente della Corte Suprema, il capo dell'Ufficio nazionale di giustizia e il presidente della Corte costituzionale. Ciò dimostra l'impegno per una profonda riforma istituzionale, ma al tempo stesso attribuisce al nuovo governo la responsabilità di ottenere risultati concreti.
Ritter sottolinea che la creazione di una struttura investigativa efficace in Ungheria rappresenterà un importante banco di prova per la credibilità sia del nuovo governo che dell'Unione europea. Questo processo inizia con elementi fondamentali come l'accesso ai documenti e alle informazioni, ma è anche legato a un problema più ampio: la mancanza di risorse per la stessa Procura europea.
Secondo lui, la Procura europea non ha ricevuto finanziamenti e attrezzature sufficienti sin dalla sua creazione. Tuttavia, i risultati dimostrano la sua efficacia: oltre al recupero di fondi UE, in alcuni casi le indagini hanno incrementato le entrate, ad esempio grazie a una migliore riscossione dei dazi doganali.
Secondo la relazione annuale del 2025, pubblicata a marzo, la Procura europea sta indagando su oltre 3.600 casi attivi, con un danno stimato di circa 67,3 miliardi di euro. La maggior parte di questo danno è riconducibile a frodi IVA e contrabbando, che incidono direttamente sul bilancio dell'UE.
Nel caso dell'Ungheria, tuttavia, l'attenzione iniziale dovrebbe concentrarsi sulle frodi relative ai fondi di sovvenzione destinati a sostenere gli agricoltori e lo sviluppo regionale nei paesi più poveri dell'UE.
Per accelerare il processo ed evitare la perdita di prove e beni, Ritter propone la creazione di una task force congiunta tra il governo ungherese e la Procura europea. Esprime la sua disponibilità a fornire supporto, avvalendosi dell'esperienza maturata negli anni nella creazione di strutture simili in altri Paesi.
Questo sviluppo rappresenta un momento cruciale per l'Ungheria e le sue relazioni con l'Unione Europea, mettendo alla prova l'impegno per lo stato di diritto e la lotta alla corruzione a livello istituzionale. / Adattato da "SZ.de"
Zot po bëri vaki të ikin ndonjëherë këta, nga Balla tek Noka, nga Zeqineia tek Paloka, pa dyshim inkluziv dy njëshat, çfarë poshtërsish do dalin.
Pas zgjedhjeve të pritëshme, pa Berishen, kryeminister: Evropa dhe Shqipria po përballen me sfidën e rikuperimit të fondeve të Bashkimit Evropian e popullit shqiptar që janë përvetësuar në mënyrë të paligjshme gjatë viteve të qeverisjes së Edi Ramës. Kryeministri i ri i porsazgjedhur, synon të ndërpresë sistemin e "rilindjes" Rama dhe të rivendosë besimin me institucionet evropiane e taksapaguesit e vjedhur shqiptar, duke vendosur si prioritet anëtarësimin në Prokurorinë Publike Evropiane (EPPO).