Il primo ministro albanese continua a svolgere il ruolo di tribuno europeo, mentre il Montenegro riesce a fare i compiti a casa: Bruxelles, irritata dalla propaganda, ha dato il via libera a Podgorica, lasciando Tirana nell'ombra di una sconfitta autoinflitta.
Il segnale che Bruxelles ha inviato a Podgorica nei giorni scorsi non è solo una buona notizia per il Montenegro; è un documento storico per l'intera regione.
La formazione del primo gruppo di lavoro per la redazione dell'accordo di adesione in diciassette anni, accompagnata dalla dichiarazione esplicita del Commissario per l'allargamento secondo cui "non c'è segnale più chiaro", pone il Montenegro sulla soglia della grande porta d'accesso europea.
Mentre il Primo Ministro montenegrino Milojko Spajic porta avanti un ostinato e instancabile processo quotidiano di riforme, spesso impopolare all'opinione pubblica ma vitale per le pressioni di Bruxelles, Tirana continua a soffrire di un'altra malattia cronica: le grandi parole, le battute di circostanza e l'arroganza internazionale del "leader globale" Edi Rama.
È impossibile non notare il contrasto schiacciante.
Podgorica non ha riempito le piazze di bandiere europee ad ogni visita di un funzionario occidentale. Non ha messo in scena monologhi teatrali contro Bruxelles per poi consumarli ai tavoli della politica nazionale. Ha svolto il lavoro quotidiano, tecnico e tedioso: ogni capitolo negoziale è stato chiuso, ogni riforma in materia di giustizia e amministrazione è stata documentata in migliaia di pagine.
Al contrario, l'Albania di Edi Rama conosce solo la propaganda vuota: grandi titoli, promesse epiche e poi... silenzio.
Le sue continue frecciate contro il "moralismo europeo", le sue critiche ai "ritardi di Bruxelles" e le sue oscillazioni tra un'Europa auspicabile e un'Europa che viene insultata con l'eleganza di un primo ministro frustrato, hanno trasformato Tirana nella capitale della delusione nel processo di allargamento.
La diplomazia non perdona la futilità. E ciò che sta accadendo ora è una dura lezione per l'Albania: il Montenegro, senza clamore e senza clamori, è riuscito ad avvicinarsi all'UE più di chiunque altro nella regione, mentre l'Albania, avvolta in una retorica insensata e in infinite foto ai vertici, sta sprofondando sempre più nell'abisso.
Si crea l'impressione che Rama non veda il processo di integrazione come un impegno istituzionale, bensì come un palcoscenico per il suo spettacolo personale; e che gli europei dovrebbero applaudire le sue battute senza prenderle sul personale e perdonare le sue infedeltà. Ma Bruxelles non è il Teatro Nazionale. Bruxelles manda segnali a chi lavora, non a chi parla soltanto e non ascolta.
Il fallimento del Primo Ministro albanese non viene attribuito da un avversario politico, ma dalla cruda realtà: il Montenegro, piccolo, stanco e piegato, è ora davanti all'Albania. Nel frattempo, il Primo Ministro che si autodefinisce uno "stratega europeo" è stato rovesciato.
Con ogni nuova invettiva antieuropea, fornisce argomenti agli scettici interni all'UE per sostenere che l'Albania non è ancora matura; non per via della sua popolazione, ma per via del suo modello di leadership. Perché nella diplomazia europea, l'arroganza non è perdonata.
Non siamo nemmeno bravi quanto il Montenegro!
E questa non è più una previsione; è la diagnosi di un fallimento scritta a caratteri cubitali a Bruxelles./ Opuscolo
Per ne ka me shume lufte dhe interesa. Kemi me shume armiq se Mali zi. Kësaj thone te hyje me pare vajza se nena.
Ja edhe ti i gjete armiqte e jashtem. Ata na e kane fajin Bravo! ????????????
Po moj shoqe po, ik ha sufllaqe
Tamam! Pike!
Cdo popull meriton qeNverine qe ka. Ne meritojme KARAXHOZIN-FODULL Ed Ramafia. Shet PORDHE e FRYHET si gjeli n'maje t'plehut. Dhe ne fakt asht vete PLEHER.
Mire e ke por ky gjeli ne maje te plehut po i pallon te gjitha pulat e fshatit e gjelat e tjere vetem lehin se u ka ikur zeri i te kenduarit ne mnjes.