
Macron sopravvive, la Francia è in rivolta; mentre l'Europa trema per le crisi imminenti...
La Francia, uno dei pilastri tradizionali della democrazia occidentale, è immersa in una rara crisi che non è solo politica, ma esistenziale.
La caduta del governo Bayrou non è un evento parlamentare ordinario, ma un potente allarme per un intero sistema.
In un Paese con una storia repubblicana e stabilità istituzionale, quando un primo ministro viene estromesso da un voto di sfiducia da parte di un parlamento senza maggioranza e senza visione, non abbiamo a che fare con una crisi di governo, ma con un fallimento sistemico del contratto politico tra la leadership e il popolo.
Bayrou ha fallito non solo come leader, ma anche come simbolo di quella tecnocrazia arrogante che cerca di salvare l'economia "stringendo la cinghia", senza ascoltare le grida della piazza. Mentre il debito pubblico supera il 114% del PIL e il deficit supera qualsiasi norma, l'establishment esige "unità" da un popolo che non ha più né fede né pazienza.
Il presidente Macron, che un tempo si è distinto come il "Merkel al maschile" della Francia, oggi assomiglia più a un gestore di crisi, schiacciato tra rivali politici e partner europei frustrati.
Chi fermerà la discesa della Francia nel caos?
Non c'è alcuna visione all'orizzonte, solo calcoli politici per mantenere il potere. Le proteste crescono, gli estremismi aumentano, i radicali si risvegliano, mentre il centro politico si dissolve come il sale nell'acqua. Un nuovo governo potrebbe emergere, ma senza una vera legittimità. E se Macron decidesse di seguire la strada del referendum o delle dimissioni, assisteremmo a una ripetizione del 1969, ma questa volta senza De Gaulle.
È questa la Francia che un tempo esportava rivoluzioni, ideali e civiltà?
Oggi esporta incertezza.
Questa crisi non riguarda solo la Francia. È un monito per l'Italia, la Germania, la Spagna e forse anche per i Balcani. Perché quando il sistema fa scontrare gli interessi delle élite con la realtà del popolo, gli scenari di Parigi possono trasformarsi in scenari di Bruxelles, Atene... o persino Tirana./ Opuscolo
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