Come la guerra commerciale tra Trump e l'UE potrebbe colpire la nostra economia...
Se qualcuno avesse nostalgia dell'epoca in cui la diplomazia si esauriva con le lettere minatorie e l'economia si reggeva sui dazi, Donald Trump l'ha appena riportata in auge.
La sua ultima lettera alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, più che un messaggio diplomatico, assomiglia a un ultimatum del secolo scorso, un brutale promemoria che la politica globale è tornata ancora una volta alla legge del "più forte".
Il dazio del 30%, imposto su tutte le importazioni europee, non è altro che un nuovo tentativo di trasformare il mondo in un'arena in cui prevale l'arroganza economica americana. Un Trump instancabile, nel suo stile di ricatto diplomatico, in cui ogni "accordo" deve essere concluso prima con le minacce, sta cercando ancora una volta di giocare la sua carta preferita: il nazionalismo economico.
A ben guardare, Trump non sta minacciando solo l'economia europea. Sta minacciando il concetto stesso di libero scambio e di stabilità economica globale, mettendo in discussione decenni di negoziati e accordi multilaterali.
E ironicamente, lo sta facendo proprio affermando di difendere gli interessi nazionali americani, una giustificazione tanto classica quanto cinica di per sé.
A Bruxelles, la reazione era prevedibile: grande preoccupazione, ma con poco margine di manovra se non quello di rispondere simmetricamente. L'UE, che si vanta con orgoglio della sua forza diplomatica ed economica, sembra ancora una volta impotente e colta di sorpresa dai colpi di un Presidente che ha preso l'abitudine di tornare al potere attraverso il caos e il conflitto.
Mentre Trump torna alla sua politica preferita di relazioni internazionali attraverso i dazi, il mondo rischia di tornare a una situazione economica e diplomatica che sembrava essersi lasciata alle spalle con il XX secolo. Cinicamente, si potrebbe dire che la storia non si ripete, ma Trump si sta assicurando che faccia rima nel modo più assurdo possibile.
In questa situazione, ciò che resta a piccoli Paesi come l'Albania è aspettare in un angolo, sperando che lo scontro degli elefanti non ci trovi in mezzo. E nel frattempo, Trump ci ricorda ancora una volta che "America First" continua a significare "gli altri dopo"./ Opuscolo
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