Questa non è solo una crisi umanitaria, è una crisi della nostra coscienza globale...
In un mondo che si vanta dei diritti umani e dei valori umanitari, si sta consumando un crimine che trascende ogni confine morale: i bambini palestinesi di Gaza muoiono di fame, non a causa di una catastrofe naturale, ma a causa di una fredda e calcolata strategia politica.
Al centro di questa tragedia c'è un Paese che per anni ha cercato compassione per il trauma storico del suo popolo, ma che ora sta cercando di cancellare dalla faccia della terra un altro popolo, usando metodi che un tempo ha sperimentato lui stesso: fame, isolamento e terrore collettivo.
Israele, sostenuto da un'alleanza occidentale che chiude un occhio sui crimini, è entrato in una nuova fase della guerra contro Gaza: la fase della fame.
Questa non è una speculazione, ma una realtà documentata da medici, organizzazioni umanitarie e giornalisti indipendenti che osano dire la verità.
Nelle ultime due settimane, oltre 100 persone sono morte di fame, di cui oltre 80 bambini. Bambini nati durante i bombardamenti, vissuti tra le macerie, e che ora muoiono lentamente tra le braccia delle loro madri, senza una briciola di pane, senza una goccia d'acqua.
Nel frattempo, la diplomazia mondiale, che trasforma ogni protesta contro Israele in una questione di "antisemitismo", tace.
Un silenzio che rende questo crimine ancora più grave. Perché non abbiamo più a che fare con un conflitto politico o con uno scontro territoriale. Abbiamo a che fare con un metodo sistematico di eliminazione, un piano per sterminare un intero popolo lasciandolo senza acqua, senza medicine, senza cibo e senza voce. Il fatto stesso che gli aiuti umanitari vengano bombardati, che le ambulanze vengano colpite, che le persone vengano uccise mentre aspettano un sacco di farina, è la prova lampante di una strategia disumana che usa la fame come arma di guerra.
Anche se non avessimo filmati da Gaza, basterebbe sentire i medici eseguire autopsie su bambini affamati: corpi emaciati, polmoni secchi e occhi che non si chiudono per la paura. Ma le immagini ci sono. Vengono pubblicate e diffuse, nonostante la censura della maggior parte dei media occidentali. E nessuno si muove. Nessun leader si alza in piedi. Nessun parlamento chiede sanzioni. Questa non è solo una crisi umanitaria, è una crisi della nostra coscienza globale.
Non basta dire "siamo per la pace" o "il diritto internazionale deve essere rispettato". Questa è una tragedia che richiede una posizione ferma. Il silenzio è la nostra vergogna. Il silenzio è la loro arma. E mentre loro usano la fame per epurare un popolo, il mondo usa il silenzio per lavarsi le mani delle proprie responsabilità. / Opuscolo
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