Gli esperti avvertono: la Serbia sta sprofondando in un'autocrazia controllata dalla paura...
In una delle sue uscite pubbliche più tese dai tempi della violenta crisi nel Kosovo settentrionale, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha rivolto accuse dirette alla Procura serba per la criminalità organizzata, descrivendola come infiltrata da interessi stranieri e mettendo in guardia contro accuse penali contro lo stesso procuratore capo. Questo evento non è solo uno scontro istituzionale; rappresenta una pericolosa svolta per l'ordinamento giuridico e la stabilità interna della Serbia, con conseguenze che si estendono ben oltre i suoi confini.
Cosa sta realmente accadendo in Serbia?
Giovedì, la Procura per la Criminalità Organizzata ha arrestato due importanti ex ministri del regime: Tomislav Momirović e Goran Vesić, nell'ambito di un'indagine su un grave abuso di fondi pubblici nel progetto "Nadstrešnica". Il loro arresto è avvenuto in seguito alle pressioni internazionali per una vera lotta alla corruzione in Serbia; una richiesta ripetuta da Bruxelles come condizione per l'avanzamento dei negoziati di adesione.
Invece di sostenere le istituzioni giudiziarie, Vučić ha colto l'occasione per lanciare accuse incontrollate, sostenendo che gli arresti erano stati ordinati dall'estero, in un "attacco coordinato per indebolire lo Stato".
La strategia di Aleksandar Vučić: nazionalismo per proteggere la clientela
Non è la prima volta che Vučić ricorre alla narrazione di una "cospirazione occidentale" per evitare di reprimere chi è vicino al potere. Ha costruito un sistema in cui la legge viene applicata selettivamente e in cui la giustizia punisce i nemici del regime ma perdona i collaborazionisti.
L'arresto di Momirović e Vesić è stato una sorpresa. Entrambi sono figure chiave del suo partito e, forse più di chiunque altro, conoscono la rete economica parallela di Vučić.
La reazione immediata del presidente dimostra il reale timore che la catena di attacchi possa raggiungere lui stesso.
L'annuncio di perseguire penalmente il Procuratore Capo Mladen Nenadić, senza alcuna base giuridica, costituisce una pressione politica diretta su un'istituzione indipendente. Avvocati ed esperti legali hanno definito questa decisione una flagrante violazione della separazione dei poteri, un segnale che la Serbia sta scivolando verso l'autocrazia.
Con questo atto, Vučić invia un messaggio chiaro: non esiste separazione dei poteri, esiste un solo centro di potere: lui stesso.
Le affermazioni secondo cui gli "europei" stanno ordinando arresti sono un duro colpo per l'Unione Europea, che ha ripetutamente chiesto alla Serbia di rispettare gli standard dello Stato di diritto. Si tratta di una pericolosa deviazione dal percorso di integrazione e di un segnale a Bruxelles che Vučić sta tornando alle vecchie alleanze con l'Oriente, la Russia e la Cina, per sopravvivere politicamente.
Nel frattempo, i diplomatici occidentali hanno iniziato a segnalare che la Serbia potrebbe trovarsi ad affrontare il congelamento dei fondi e l'isolamento diplomatico, se dovesse ulteriormente intensificare questa condotta.
Vučić, allarme per la stabilità regionale
Per l'Albania e gli albanesi della regione, tali azioni rappresentano un allarme rosso per la potenziale destabilizzazione dei Balcani. Una Serbia in cui la giustizia viene intimidita e il nazionalismo viene alimentato per fini interni è una Serbia imprevedibile in relazione al Kosovo, al Montenegro e alla stabilità regionale stessa.
Mentre il Kosovo subisce pressioni per istituire l'Associazione e gli albanesi della valle sono sistematicamente discriminati, ogni atto radicale di Belgrado rafforza i timori di un intervento destabilizzante nella regione./ Opuscolo
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