Il Kosovo va alle elezioni per la seconda volta in un anno, ma senza alcuna garanzia che il risultato porterà a un governo stabile; aprile porta con sé una nuova sfida: l'elezione del presidente!
Domani mattina, i cittadini del Kosovo torneranno alle urne per eleggere i 120 membri della nuova Assemblea. Si tratta delle seconde elezioni generali entro il 2025, dopo quelle di febbraio che si sono concluse senza un chiaro vincitore e hanno fatto sprofondare il Paese in una prolungata crisi politica.
Per quasi un anno, il Kosovo è stato governato da un esecutivo ad interim, guidato da Albin Kurti, che, di fronte alla mancanza di una chiara maggioranza, è stato costretto a ricorrere a compromessi, rinviando decisioni importanti e riducendo al minimo il funzionamento delle istituzioni. Controversie interne, scontri per la carica di presidente del parlamento e la mancanza di cooperazione tra i partiti hanno reso il 2025 l'anno politicamente più instabile dalla dichiarazione di indipendenza del 2008.
Sebbene ufficialmente mirate alla creazione di un governo funzionante, le elezioni di domenica non dovrebbero rappresentare la soluzione definitiva alla crisi. Sondaggi e stime degli analisti suggeriscono che il Movimento Vetevendosje di Albin Kurti tornerà a essere il partito di maggioranza, ma non con la maggioranza assoluta per governare da solo. Alle elezioni del 9 febbraio, il Movimento Vetevendosje ha ottenuto il 42,3% dei voti e 48 seggi; questa volta potrebbe aumentare la sua quota di voti, soprattutto grazie alla mobilitazione della diaspora, con circa 300.000 cittadini arrivati in Kosovo durante le festività, la maggior parte dei quali tende a sostenere Kurti.
Ma anche con questo sostegno, la cifra di 61, che garantisce la maggioranza parlamentare, rimane un obiettivo lontano. Questo rende ancora una volta Kurti dipendente dalle coalizioni, il che nell'attuale contesto politico è una missione difficile, se non impossibile.
Al secondo posto dovrebbe arrivare il Partito Democratico del Kosovo (PDK), guidato da Bedri Hamza, figura di alto profilo professionale e con buoni contatti internazionali. Hamza si è posizionato come un'alternativa filo-occidentale, criticando Kurti per le tensioni con gli Stati Uniti e per la sua incapacità di dialogare con i serbi del nord.
La Lega Democratica del Kosovo (LDK), partito storico del Kosovo, guidato da Lumir Abdixhiku, dovrebbe mantenere il terzo posto e potrebbe svolgere un ruolo decisivo nei negoziati per la formazione della coalizione. Abdixhiku si è costruito un profilo di forza moderna e moderata, focalizzata sull'economia e sullo stato di diritto, e potrebbe rappresentare il mediatore mancante tra le parti.
Ma la classica divisione in campi e il disaccordo con Kurti come figura politica dominante continuano a rappresentare ostacoli alla stabilità del governo.
Un altro anello chiave in questo ciclo di crisi è l'elezione del Presidente del Kosovo, che dovrebbe aver luogo nell'aprile 2026. La Costituzione richiede la maggioranza dell'Assemblea per eleggerlo, il che rende l'elezione quasi impossibile senza un ampio accordo tra le parti.
Se dopo le elezioni non si riuscisse non solo a formare un governo, ma anche a eleggere un capo di Stato, il Kosovo rischierebbe di entrare in un terzo ciclo elettorale, forse in estate, il che trasformerebbe il 2026 in un'altra stagione di crisi politiche e istituzionali.
La comunità internazionale, in particolare Stati Uniti e Unione Europea, è sempre più critica nei confronti della polarizzazione politica in Kosovo. La recente presenza di funzionari dell'FBI e della DEA statunitensi a Tirana e Pristina, così come i chiari messaggi del Dipartimento di Stato americano in merito alla "non grata", sono stati interpretati come un segnale che Washington non tollererà più l'impasse istituzionale.
Le elezioni di domani rappresentano più un tentativo di riprendere il controllo del sistema che una soluzione automatica alla crisi. In assenza di un ampio accordo politico, il rischio che il Kosovo si trovi ancora una volta senza un governo funzionante e debba andare a nuove elezioni ad aprile o in estate è molto concreto.
Se dopo il 28 dicembre non emergerà una maggioranza parlamentare che prenda sul serio la stabilità istituzionale, il Kosovo rischia di trasformarsi in una repubblica in stallo permanente, un lusso che uno Stato fragile, in costante tensione con la Serbia e sotto stretto controllo internazionale, non può permettersi. / Opuscolo
Shans për stabilitet. E kanë në dorë, votuesit kosovarë. Të votojnë numrin 116. Voto Albin Kurtin.