
L'UNESCO la dichiara Riserva della Biosfera, ma Vjosa sta annegando nella plastica, nelle acque reflue e nella ghiaia degli escavatori
Forti venti soffiano detriti di plastica da una discarica a cielo aperto nel fiume Vjosa, nell'Albania meridionale. Qualche centinaio di metri più in alto, una grande conduttura scarica liquami non trattati nel fiume in piena. Nel frattempo, gli escavatori continuano a raschiare la ghiaia dal letto per alimentare i cantieri di cemento, alterando il corso naturale del fiume e rischiando il crollo degli argini.
Questo è il panorama desolante che si scontra con la gloriosa dichiarazione del mese scorso, quando l'UNESCO ha ufficialmente dichiarato la valle della Vjosa una delle 26 nuove riserve della biosfera al mondo, nell'ambito di un'iniziativa volta a proteggere gli ecosistemi più ricchi e fragili del pianeta.

A prima vista, la valle sembra un gioiello naturale: con le sue valli incontaminate, le profonde gole alberate e una biodiversità unica che include lontre, aquile egiziane in via di estinzione e piante rare che non si trovano in nessun altro luogo dei Balcani. Nel 2023, il governo albanese l'ha dichiarata il primo Parco Nazionale selvaggio d'Europa.

Per l'Albania, un paese di 2,4 milioni di persone, si tratta di un traguardo di grande valore simbolico ed economico. Il turismo costiero e montano è cresciuto rapidamente negli ultimi anni e lo status di patrimonio UNESCO rappresenta un biglietto d'oro per la promozione internazionale. Allo stesso tempo, Tirana sta cercando di accelerare il processo di adesione all'Unione Europea entro un decennio.

Ma nonostante questo successo diplomatico, sul campo la situazione è drammatica. Discariche a cielo aperto, inquinamento industriale, rifiuti di plastica e la mancanza di infrastrutture funzionali per il trattamento delle acque reflue hanno trasformato la Vjosa in un fiume che sta lentamente annegando sotto pesi innaturali.

Da anni gli ambientalisti avvertono che "gli elogi internazionali non possono risolvere i problemi strutturali del Paese". Mentre il governo sventola la bandiera del successo internazionale, l'inquinamento rimane una realtà quotidiana per le comunità lungo il fiume. In alcuni tratti, il Vjosa è diventato un collettore di rifiuti a cielo aperto, dalle acque reflue che scorrono senza filtri alla plastica intrappolata tra i rami degli alberi lungo le rive.
Il Ministro dell'Ambiente, Sofjan Jaupaj, riconosce apertamente il problema e ha promesso un investimento di oltre 150 milioni di euro per chiudere le discariche e costruire impianti di trattamento delle acque reflue. Ma il tempo non è dalla parte della natura: l'invasione selvaggia del letto del fiume, l'inquinamento incontrollato e la mancanza di applicazione della legge continuano a lasciare profonde cicatrici su un ecosistema che avrebbe dovuto essere protetto, non sfruttato.

Per la gente del posto, tutto è diventato un'amara ironia. Generazioni che nuotavano nella Vjosa durante l'estate ora vedono i loro figli banditi dall'inquinamento. I pascoli sono inquinati, l'acqua non è più potabile e l'odore delle fogne è parte della vita quotidiana.
E mentre Tirana si laurea con premi internazionali e le foto dell'UNESCO circolano sui media, l'ultimo fiume selvaggio d'Europa continua a essere abusato, non dagli stranieri, ma da noi stessi. /Adattato da "Pamphlet" da "Reuters"
Sa miliona euro janë hedhur për mbrojtjen mjedisore në lumin Vjosë? Ministri ri Z.Sofjan Jaupaj ka qenë në mos gaboj ZV/ministër i Znj.Mirela Kumbaro. Kur i doli emri për ministër Mjedisi, ngritje në detyrë, Znj. Kumbaro u gëzua më shumë, se kur dëgjoi se vetë do bënte lëvizje paralele. Do administroni me efikasitet, fondet që merrni, qoftë edhe ato që vijnë nga BE apo keni vendos ta shuani këtë vënd.
Bashkitë, që lag Vjosa dhe të gjitha Shoqatat Mjedisore janë përgjegjëse. Organizohen vetëm takime e bëhen Konferenca, por në terren situata është e rëndë. Akoma biznesi merr zhavor nga lumi, akoma derdhen mbetje gjatë natës, akoma priten pemë e shkurre dhe gjithçka është jashtë Ligjit. Kjo praktikë duhet ndryshuar urgjent. Deri kur ?
Ne dijme sa rruajme e jo sa hedhim.
Fjalen malok e ka analizuar shume bukur Ismail Kadare ne nje ese te tij ku ben fjale per Molokun Perendia e Shpellave ne mitologjine greke. Natyrisht e spiegon qe fjala ka origjine Ilire nga fjala malok (njeri mali ose shpelle mali). Te me ndiejne verioret e Shqiperise qe kur permendet fjala malok e marrin per poshterim. Jo malok do te thote njeri i pa civilizuar e pa shkolluar, dmth dru me pre. Se ca Shqiptaruce u thone atyre te veriut maloke. Joooo! Maloke ka ne cdo vend te botes, njerez te paditur e barbare. Keto plehra qe hidhen ne Lumin E Vjoses, Shkaterrimi i pyjeve e liqeneve te Lures, mbani mend katandisjen e Lanes ne Tirane, shkerdhimi i plazheve te virgjera e ndertimet e "bukurive" te Adriatikut, shkaterrimi i pyjeve, i pemetoreve te hijshme ku nuk gjen nje rrenje molle Starking aromatike, limonat 7 heresh e lista nuk mbaron. Bota e kultivon rigonin e ne maloket e shkulim nga mali deri sa ta zhdukim. Keto plehra qe hidhen pa um menduar jane te njellojta me ato plastikat qe hidhen nga popujt kafshe te pagdhendur neper brigjet e Paqesorit e lumenjte qe derdhen atje. Dhe duam te hyjme ne Europe, ha, ha, ha!