Negoziati a Ginevra, avvertimenti pubblici dalla Casa Bianca e lo spostamento degli aerei F-22, F-35 e della portaerei "Gerald Ford" vicino allo Stretto di Hormuz...
Il Medio Oriente sta entrando in una nuova fase di escalation diplomatica e militare a seguito delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dei movimenti documentati delle forze statunitensi nella regione. La scadenza di 10-15 giorni annunciata da Trump per un accordo nucleare con l'Iran è accompagnata da un significativo aumento della presenza aerea e navale statunitense in Giordania, Grecia e nei corridoi strategici del Golfo.
Scadenza annunciata da Trump
Durante la riunione inaugurale del Consiglio per la pace, Donald Trump ha dichiarato che avrebbe concesso all'Iran "da 10 a 15 giorni, al massimo" per raggiungere un accordo sul nucleare, da lui definito "sostanziale". Ha aggiunto che in assenza di un accordo, "accadranno cose brutte".
Il vicepresidente J.D. Vance ha dichiarato che la parte iraniana non ha accettato le "linee rosse" stabilite dall'amministrazione statunitense. La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha sottolineato che la diplomazia rimane la prima opzione, ma che l'amministrazione è pronta ad agire se Teheran non accetterà una sospensione verificabile dell'arricchimento dell'uranio.
L'inviato speciale degli Stati Uniti per i negoziati, Steve Witkoff, in un'intervista a Fox News, ha dichiarato che il presidente Trump si chiede perché l'Iran non abbia "deposto le armi" di fronte alla crescente presenza militare statunitense nella regione. Secondo lui, Washington si aspetta una dichiarazione ufficiale da Teheran che non intenda dotarsi di armi nucleari e misure concrete per dimostrarlo.

I colloqui del 17 febbraio a Ginevra
Il 17 febbraio, le delegazioni statunitense e iraniana hanno tenuto a Ginevra un ciclo di colloqui sul programma nucleare. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha dichiarato che le parti hanno concordato "principi guida" e che una controproposta iraniana potrebbe essere elaborata entro 2-3 giorni per l'approvazione delle massime autorità di Teheran.
La Casa Bianca ha chiarito che sussistono ancora differenze fondamentali, tra cui il livello di arricchimento dell'uranio, il programma missilistico iraniano e il meccanismo di alleggerimento delle sanzioni. Araqchi ha avvertito che un'azione militare complicherebbe direttamente il raggiungimento di un accordo.
Queste dichiarazioni indicano che i negoziati restano aperti, ma con un divario evidente su questioni tecniche e politiche chiave.

Trasferimento delle forze aeree e navali
Parallelamente ai negoziati, gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nella regione. Secondo i post pubblicati sulla piattaforma X, circa una dozzina di aerei F-22 hanno attraversato il Regno Unito diretti in Medio Oriente. F-35, A-10, aerei da rifornimento e veicoli per operazioni speciali sono stati individuati nel Golfo di Suda, in Grecia.
Il quotidiano francese Le Monde, citando immagini satellitari di Planet Labs e Airbus, ha riferito che la concentrazione delle forze statunitensi sta raggiungendo livelli mai visti dall'invasione dell'Iraq nel 2003.
Il 18 febbraio, le immagini satellitari di Planet Labs mostravano 30 velivoli presso la base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, tra cui Growlers, F-15 e F-35. Il 20 febbraio, secondo le immagini diffuse da Airbus, il numero è salito a 59 velivoli.
La portaerei "Gerald Ford", considerata la più grande e moderna della flotta statunitense, dovrebbe arrivare a Suda e il 26 febbraio attraversare lo Stretto di Hormuz, un punto chiave per il trasporto mondiale di petrolio.
L'analista Seth Jones del Center for Strategic and International Studies ha dichiarato all'Associated Press che gli Stati Uniti si stanno concentrando principalmente sulle capacità aeree e navali, senza alcun dispiegamento significativo di grandi truppe di terra.

Pressione diplomatica e messaggio strategico
L'amministrazione Trump sta adottando un duplice approccio. Da un lato, sta conducendo negoziati a Ginevra e cercando una dichiarazione formale di disarmo nucleare. Dall'altro, sta spostando le capacità militari in punti strategici vicini al territorio iraniano e nei corridoi marittimi che controllano i flussi energetici globali.
La scadenza di 10-15 giorni riduce lo spazio per un compromesso e aumenta la pressione su Teheran. La concentrazione di aerei da combattimento in Giordania, la presenza di risorse nella Suda e il previsto passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz dimostrano che gli avvertimenti pubblici sono accompagnati da concreti preparativi operativi.
Gli sviluppi dei prossimi giorni, tra cui la controproposta iraniana e gli ulteriori movimenti della flotta statunitense, determineranno se l'ultimatum annunciato da Trump verrà accolto con un nuovo accordo nucleare o con una nuova fase di confronto nella regione. / Opuscolo /
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