L'uccisione di Saif al-Islam Gheddafi chiude una lunga era nella storia libica
La notizia dell'assassinio di Saif al-Islam Gheddafi è giunta inaspettata, ma non sorprendente, data la realtà di una Libia ancora profondamente instabile ed esposta a frequenti sconvolgimenti degli equilibri interni.
In un simile contesto, mantenere il cognome Gheddafi non è mai stato una garanzia di sicurezza, soprattutto per il figlio dell'ex leader Muammar Gheddafi, ucciso nel 2011 dopo 42 anni al potere e che per un periodo aveva considerato Saif come suo erede politico.
Un'eredità che lo stesso Saif al-Islam ha cercato di mantenere viva nel corso degli anni, almeno fino a ieri, quando quattro uomini armati sono entrati nella sua casa di Zintan e lo hanno giustiziato senza lasciargli alcuna possibilità di fuga. Con la sua morte, secondo gli analisti, si conclude definitivamente l'era del gheddafiismo e con essa oltre mezzo secolo di storia politica in Libia e nell'intera regione mediorientale.
Mistero sui colpevoli e sui moventi
Non è ancora chiaro chi ci sia esattamente dietro l'assassinio e chi ne abbia ordinato l'esecuzione. L'unico elemento certo è il luogo in cui è avvenuto l'evento: Zintani, circa 200 chilometri a sud di Tripoli, un'area dove il deserto incontra le montagne e dove operano alcune delle milizie più potenti della Libia occidentale.
Questi gruppi armati furono tra i primi a insorgere contro il regime di Gheddafi nel 2011, e furono loro a catturare Saif al-Islam mentre cercava di fuggire in Niger dopo la deposizione del padre. Da allora, Zintan è diventata per lui una sorta di fortezza: prima come prigioniero e poi, dopo la decisione di liberarlo nel 2017 e la mancata esecuzione della condanna a morte pronunciata nel 2015, come "ospite privilegiato".
Il fatto che gli assassini siano riusciti a ucciderlo proprio in questa zona dimostra che alcuni equilibri si sono rotti. Potrebbe trattarsi di sviluppi sulla scena internazionale, ma anche di tensioni interne locali. La ricercatrice Michela Mercuri ha sottolineato la coincidenza temporale tra l'omicidio e la pubblicazione di nuovi documenti relativi al caso Epstein, che menzionano anche il nome di Saif Gheddafi in relazione agli interessi su miliardi di fondi libici ancora congelati negli Stati Uniti e in Europa.
D'altro canto, l'analista Jalel Harchaoui sottolinea che la presenza di Saif a Zintan è da tempo vista con disappunto da alcuni gruppi locali, che lo consideravano un peso e un rischio per la stabilità della zona.
La fine di un simbolo politico
Non si esclude la possibilità di un ritorno di Saif al-Islam sulla scena politica libica. Tuttavia, questa ipotesi solleva più interrogativi di quanti ne risponda, soprattutto per quanto riguarda la tempistica dell'assassinio, poiché le sue ambizioni politiche non erano una novità.
Secondo gli analisti, la figura di Saif Gheddafi aveva più un peso simbolico che politico reale. "È servito da riferimento evocativo, utilizzato in alcune aree del Paese per esprimere insoddisfazione, protesta o nostalgia per il passato, ma senza mai trasformarsi in un progetto organizzato o in una vera leadership", afferma Alessandro Scipione di Agenzia Nova.
In questo senso, l'assassinio di Saif al-Islam Gheddafi rappresenta più la fine di un'idea politica che di una forza concreta. Le sue conseguenze saranno presumibilmente più visibili nei libri di storia che negli sviluppi politici quotidiani, poiché con l'eliminazione dell'ultima figura attiva della famiglia Gheddafi in politica, si chiude definitivamente un'era durata oltre 50 anni. /Adattato da "Inside Over"
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