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Editorial12 Maj 2026, 14:40

Donald Trump sta tradendo il movimento MAGA?

Shkruar nga Gjergj Zefi

Gli oligarchi americani si uniscono a Trump a Pechino: la base del movimento "America First" non perdona il riavvicinamento con la Cina...

 Donald Trump sta tradendo il movimento MAGA?

Tra la retorica nazionalista e le pressioni degli oligarchi americani, l'ex presidente si trova ad affrontare l'accusa più pericolosa per il movimento che lui stesso ha creato: quella di aver sceso a compromessi con la Cina e di aver abbandonato la dottrina "America First"...

Donald Trump ritorna ogni giorno sulla scena americana come simbolo di nazionalismo economico, di rivolta contro le élite globali e della dottrina "America First". Ma dietro la retorica aggressiva, i comizi con le bandiere americane e le promesse di riportare le fabbriche in patria, sta emergendo una contraddizione che scuote le fondamenta ideologiche stesse del movimento MAGA: Trump sta forse tradendo la causa che lui stesso ha creato?

Questa domanda non viene più posta solo dai Democratici o dall'establishment liberale di Washington. Si fa sentire sempre più forte negli ambienti conservatori, nei media nazionalisti americani e tra gli stessi elettori di Trump, che guardano con sospetto al nuovo riavvicinamento delle élite finanziarie americane alla Cina. L'ironia è brutale: l'uomo che ha costruito la sua carriera politica demonizzando Pechino è ora circondato da miliardari e oligarchi economici che chiedono a gran voce la ripresa dei rapporti commerciali con la Cina.

Nel suo primo mandato, Trump si presentò come il presidente che avrebbe smantellato la globalizzazione neoliberista. Dichiarò guerra commerciale alla Cina, impose dazi doganali severi e accusò Pechino di furto tecnologico, manipolazione valutaria e distruzione dell'industria americana. Per milioni di americani della classe operaia, soprattutto negli stati industriali del Midwest, Trump divenne la figura della vendetta politica contro le élite di Wall Street e le multinazionali che avevano delocalizzato la produzione in Asia.

Oggi però la situazione appare molto più complessa. Dopo il ritorno di Trump al centro del potere repubblicano, sono proprio gli oligarchi della tecnologia, della finanza e dell'industria globale ad avvicinarsi a lui. Paradossalmente, molti di questi personaggi hanno interessi diretti nel mercato cinese e cercano di stabilizzare i rapporti con Pechino. La Cina non è più vista da loro come un nemico ideologico, ma come una necessità economica.

Qui inizia il grande scontro all'interno dello stesso universo MAGA. La base populista di Trump non ha lottato per il ripristino degli accordi con la Cina. Non ha votato per un compromesso sulla globalizzazione. Non ha portato Trump al potere affinché i miliardari americani potessero negoziare di nuovo con Xi Jinping. Gli elettori MAGA credevano che Trump sarebbe stato il presidente del disimpegno strategico dalla Cina, il presidente che avrebbe rilanciato l'industria americana e posto fine alla dipendenza economica dal principale rivale degli Stati Uniti.

Ma la brutale realtà dell'economia globale sta costringendo Trump a confrontarsi con i limiti del suo populismo. L'America non può facilmente separarsi dalla Cina. Le aziende americane dipendono dalle catene di produzione cinesi. Wall Street non vuole una guerra economica con Pechino. La Silicon Valley non può rinunciare al mercato cinese e ai capitali asiatici. Persino i miliardari che oggi sostengono Trump sanno che l'economia americana non può sopravvivere senza un minimo di stabilità con la Cina.

A questo punto, sorge spontanea la grande domanda: MAGA è stata una rivoluzione ideologica o semplicemente una merce di scambio per l'élite americana? Perché se Trump finisse per fare esattamente ciò di cui ha accusato l'establishment globalista, ovvero scendere a compromessi con la Cina in nome dell'interesse economico, l'intera narrativa "America First" rischierebbe di crollare dalle fondamenta.

La Cina sta seguendo con intelligenza questa crisi interna americana. Pechino ha compreso che la divisione più profonda negli Stati Uniti non è tra Democratici e Repubblicani, ma tra il nazionalismo populista e l'oligarchia economica americana. È qui che la strategia cinese si rivela cinica e a lungo termine: la Cina non ha bisogno di sconfiggere militarmente l'America se quest'ultima si autodistrugge politicamente.

Trump si trova oggi ad affrontare una prova storica. Se continua con la sua retorica anti-cinese, rischia di entrare in conflitto con le aziende e i finanziatori economici che stanno tornando a sostenerlo. Se sceglie di stabilizzare i rapporti con Pechino, rischia di perdere la fiducia della base MAGA, che vede la Cina come una minaccia esistenziale. Sta camminando su un filo sottilissimo tra il populismo nazionalista e il brutale realismo del capitalismo globale.

In definitiva, la questione non è solo se Trump stia tradendo il movimento MAGA. La vera domanda è se il MAGA sia mai stato più forte degli interessi dell'élite economica americana. La storia americana ha spesso dimostrato che i presidenti populisti possono vincere le elezioni cavalcando la rabbia popolare, ma governare all'ombra di Wall Street e degli interessi strategici delle grandi aziende.

Ed è proprio lì, su quel confine tra retorica patriottica e negoziazione globale, che si sta consumando oggi il più grande dramma politico americano./ Opuscolo

maga donald trump

3 Komente

  1. D
    Duhet të Qesh ose të Qaj!

    Situata e Trumpit është vërtet një tragjikomedi! Ai filloi ta shndërronte Iranin në "epokën e gurit". Brenda një kohe të shkurtër, Irani ia hoqi Trumpit çdo mbulesë! Tani Irani do t'i dërgojë disa gjethe fiku persian në mënyrë që Trump të mbulohet pak! MAGA e la Trumpin tani. Trump shkoi në Kinë për t'i dhënë pak "mbulesë trupi" deri në tetor 2026, shpresoj. Më pëlqente Trumpi kur ai drejtonte "Praktikantin", por tani nuk më pëlqen, pasi ai besonte në gënjeshtrat e "mashtruesit më të kualifikuar të hebrenjve (Bibi)".

    1. H
      Hasoni

      Per komentuesi e qaj-qesh.... e ke vete ne dore ne daç qaj ne daç qesh, nuk i intereson askujt perveç artikullshkruesit. Sa per art...shkruesin le ta çaje u gjergj "Maga-n", ti po qe i zoti bashkoje.....

      1. T
        Tony

        Jep kon o Con se ne s'kuptum gjo.

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