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Editorial29 Maj 2026, 10:55

Adesione: il debito dell'Europa

Shkruar nga Gjergj Zefi

L'Albania ha i suoi errori e i suoi obblighi nei confronti dell'Unione Europea. Ma l'Europa ha anche un obbligo storico verso un popolo che per secoli si è battuto per difendere i suoi confini e i suoi valori.

Adesione: il debito dell'Europa

Dalle mura del Castello di Rozafa ai corridoi di Bruxelles, gli albanesi sono sempre stati dalla parte dell'Europa. Il dibattito sull'Ucraina dovrebbe ricordare all'UE che l'Albania non è la periferia del continente, ma parte integrante della sua storia...

Nel nuovo dibattito in corso nell'Unione Europea sull'accelerazione dell'adesione dell'Ucraina, l'Albania non dovrebbe schierarsi contro Kiev. Un popolo che lotta per la propria libertà merita sostegno e solidarietà. L'Ucraina sta pagando oggi un prezzo altissimo per difendere la propria sovranità e i valori che l'Europa stessa afferma di rappresentare.

Ma mentre l'Europa giustamente discute del futuro dell'Ucraina, non dovrebbe dimenticare un'altra realtà: i Balcani occidentali, e in particolare gli albanesi, non sono semplicemente candidati all'adesione. Fanno parte della storia europea da molto prima che l'Unione europea stessa esistesse.

L'Albania non può proclamarsi innocente. Abbiamo i nostri errori, i nostri fallimenti e le nostre ferite interne. Corruzione, emigrazione di massa, debolezze istituzionali e polarizzazione politica sono problemi reali. L'Europa ha il diritto di esigere standard e riforme.

Ma altrettanto legittima è la domanda che gli albanesi possono rivolgere all'Europa: bastano le sole condizioni e i rapporti tecnici per giudicare il rapporto tra l'Europa e la nazione albanese?

La storia dice di no.

Per secoli, gli albanesi sono stati in prima linea nello scontro tra l'Occidente e l'Impero ottomano. La resistenza di Skanderbeg non fu semplicemente una difesa delle terre albanesi; fu considerata dai cronisti europei come una diga che ritardò la penetrazione ottomana nel cuore dell'Europa.

L'assedio di Scutari del 1478-1479 rimane uno degli episodi più significativi della storia europea. Le cronache dell'epoca menzionano il timore che, dopo la caduta di Scutari, si sarebbe aperta la strada per l'Italia. Il ricordo simbolico delle grida dei soldati ottomani, che vedevano in Scutari la porta d'accesso a Roma, si è conservato anche nella tradizione storica albanese e italiana. Il messaggio era chiaro: dopo Scutari, sarebbe stata la volta dell'Italia e del cuore della cristianità occidentale.

Non è un caso che negli archivi vaticani e italiani si trovino centinaia di documenti che parlano della resistenza albanese come di una questione di importanza europea e non solo locale.

Questa storia non dovrebbe essere strumentalizzata a fini politici. Non dovrebbe essere trasformata in nazionalismo romantico. Ma non può nemmeno essere nascosta.

Perché l'Europa moderna si fonda sulla memoria storica. La Polonia ricorda i suoi sacrifici. La Grecia ricorda la sua lotta per l'indipendenza. I Paesi baltici ricordano la loro resistenza all'Unione Sovietica. Anche gli albanesi hanno il diritto di ricordare il loro ruolo nella storia del continente.

Ecco perché la reazione dell'Italia al dibattito sull'Ucraina merita attenzione. Roma non si oppone all'Ucraina. Ci ricorda che l'Europa non può costruire politiche strategiche dimenticandosi dei Paesi che da decenni attendono alle porte dell'Unione.

Se la sicurezza europea rappresenta oggi un argomento a favore dell'Ucraina, allora la storia, la lealtà euro-atlantica e l'importanza strategica dovrebbero esserlo anche per i Balcani occidentali.

L'Albania non cerca privilegi. Non cerca scorciatoie. Non cerca l'adesione come un dono.

Ma l'Europa deve comprendere che l'integrazione degli albanesi non è solo un processo burocratico. È la chiusura di un capitolo storico iniziato secoli fa.

E se l'Unione Europea vuole essere un progetto di memoria, valori e giustizia storica, allora non dovrebbe guardare all'Albania solo attraverso statistiche e rapporti sui progressi compiuti.

Deve anche guardare alla sua storia. Una storia che, in molti momenti cruciali, è stata anche la storia dell'Europa stessa./ Opuscolo

anëtarësimi borxhi i evropës

6 Komente

  1. T
    Tony

    Pergjigja e Europes per borxhin ngaj Shqiperise eshte si barcaleta e Titos kur per te treguar qe ishin mbytur ne borxhe kapi fytin e kur dha te kuptonte qe do i lanin borxhet kapi koqet.

    1. A
      Aleksander

      i referoheni historise nderkohe qe sot arabizimi dhe radikalizimi i i arnauteve po behet bute dhe pa zhurme,,,per cfare duhet europa???? si do shkojme atje, si shqiptare apo si arabe te arnautistanit,,,dhe,,,natyrisht qe duhet te plotesojme edhe ca rregulla per frocot e bq ,,felliqesira

      1. J
        Joani

        Te kenaqin injorantet e vendit qe s'kane dale ne Europe qe ta shohin se sa arabe e te zinj e me the te thashe ka. Te jesh arab eshte ceshtje rrace, jo ceshtje besimi. Po edhe krishterimi andej nga arabet e semitet e ka zanafillen, se mos nuk je i informuar :) Ne fund arsyeja pse mezi po shkojme ne Europe eshte pikerisht urrejtja mes njeri tjetrit qe kemi nga askusha si puna jote. Vjedhim kete vend ne vend qe te kontribuojme te gjithe. Secili per vete. Turp.

      2. I
        Iona

        Per cilen Evrope e ke fjale? Per ate Evrope ku janë anetare edhe Greqia, Rumania dhe Bullgaria????

        1. T
          Thanas Gjika.

          Urime Gjergj Zefit per argumentimin serioz pse Shqiperia meriton te pranohet sa me pare ne Bashkimin Europian. Kete mentalitet duhet ta perqafojme te gjithe qe nga shqiptari me i thjeshte e deri te Kryeministri e Presidenti i RSH. Ne vitet 1825-1827 kur kryengritesit greke po mundeshin prej forcave osmane, perfaqesuesi i Anglise tha: "Edhe pse kryengritesit greke nuk po fitojne ne betejat kryesore, ne si Europe duhet ta shpallim Greqine shtet te pavarur, sepse ia kemi borxh per hir te kultures se saj te lashte. Mirepo ne vitet 1911 e 1912 kur kryengritesit shqiptare po fitonin betejat kryesore kunder ushtrise osmane, asnje nga perfaqesuesit e Fuqive Europiane nuk tha: "Duhet ta njohim shtetin e pavarur shqiptar, sepse ia kemi borxh gjakun qe ka derdhur per te mbrojtur qyteterimin europian nga barbaria osmane". Ky nenvleresim i traditave tona u manifestua edhe gjate takimeve te ambasadoreve te 6 fuqive te medha te Europes kur u ndane kufijte e shtetit te ri shqiptar me 1913, me shume se gjysma e tokve dhe e popullsise shqiptare u la jashte kufijve te Shqiperise per te kenaqur kelyshet e Rusise Cariste. Prandaj duhet te jemi te gjithe te kthjellet se Gjergj Zefi...

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