
La lettera del "Corriere della Sera" svela il paradosso di Viktor Orbán nell'Ue; in Albania, il modello politico di Edi Rama segue la stessa linea: cerca il plauso di Bruxelles, ma governa con lo spirito di Putin ed Erdogan...
L'Europa di oggi si trova ad affrontare un paradosso sempre più ampio: leader che parlano a nome dell'Unione europea, ma governano nello spirito dell'Oriente.
In una lettera pubblicata dal quotidiano italiano Corriere della Sera, un lettore italiano ha scritto: "Se Viktor Orbán odia così tanto l'Unione Europea, perché non la lascia?" – una domanda che oggi vale anche per Edi Rama. Entrambi sono maestri della doppia politica: usano il vocabolario europeo per legittimare il potere, mentre nella pratica rafforzano le istituzioni, controllano i media, sequestrano l'economia e trasformano lo Stato in proprietà privata. L'ungherese Orbán ha trasformato l'UE in un bancomat che finanzia il suo regime illiberale; Rama, in Albania, ha trasformato l'integrazione europea in una facciata che maschera la concentrazione del potere in una sola mano. Entrambi vivono del denaro e del prestigio dell'Europa, ma si ispirano al modello di Putin ed Erdogan, leader che governano con controllo verticale, propaganda e paura.
A Tirana, Rama parla come un europeo ma agisce come un autocrate balcanico: leggi personalizzate, appalti segreti, media sottomessi e giustizia gestita politicamente. Ha imparato, come Orbán, che la democrazia non va necessariamente rafforzata, ma usata come alibi per restare al potere.
Mentre Orbán usa il veto per bloccare l'UE, Rama sfrutta la promessa di integrazione per mettere a tacere l'opposizione e trasformare le riforme in uno strumento di controllo. Questa è la forma moderna dell'autoritarismo europeo: governi che sembrano democratici a parole ma che nella pratica funzionano come sistemi chiusi.
L'Europa continua a trattare questi leader come un "caso speciale", con la giustificazione della stabilità, mentre la loro stabilità è stata comprata con il silenzio dei cittadini e l'indebolimento delle istituzioni. Ma una cosa è chiara: Orbán a Budapest, Vučić a Belgrado e Rama a Tirana sono simboli della stessa malattia politica; un sistema che ama l'Europa per i soldi, ma non per i valori. Se l'Unione Europea non vuole perdere la sua credibilità, deve capire che il pericolo non viene solo dall'esterno, ma anche dall'interno, da chi abbraccia la bandiera blu con le stelle gialle, ma la usa per nascondere l'ombra di un potere sempre più personale. E l'Albania, se non si sveglia, rischia di diventare ciò che l'Ungheria è già: un'autocrazia con un sorriso europeo. / Opuscolo
Mirepo parja hedh ujin perpjete... (E Babloku psh ka pare me m3 per t'i blere teeere kreret e BE)