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Editorial26 Shtator 2025, 10:18

I bambini ci guardano dalle rovine

Shkruar nga Gjergj Zefi
I bambini ci guardano dalle rovine
Foto illustrativa /

Da Auschwitz a Gaza: l'eredità del silenzio che si ripete!

Da Auschwitz alla Bosnia, a Gaza: le linee che collegano queste tragedie non sono solo la sanguinosa storia dell'umanità, ma la prova che ciò che permette alla violenza di ripetersi è il silenzio. Non solo delle vittime, ma soprattutto del mondo che sceglie di guardare e non agire.

Nel 1944, un ragazzo di 16 anni salì su un treno per Auschwitz. Oggi, sua figlia, Jill Klein, ricorda il silenzio di coloro che lo videro salire sul treno e non dissero nulla. Rimasero in silenzio anche quando lo riportarono a casa, vivo ma distrutto, uno dei pochi sopravvissuti. Quelli che tacevano non erano i nazisti. Erano i vicini, i concittadini, i passanti. Erano coloro che avrebbero potuto fare qualcosa, ma scelsero di non mettere a repentaglio la propria sicurezza.

Trent'anni dopo, in Bosnia, Damir Mitrić aveva solo 13 anni quando sperimentò gli orrori della guerra, le epurazioni e l'odio alimentati dallo stesso meccanismo: la trasformazione dell'uomo in un "nemico", la divisione delle società e poi lo scatenamento della violenza come soluzione.

Oggi, a Gaza, migliaia di bambini sono tra le rovine. Privati ​​della loro infanzia, circondati da fame, traumi, bombardamenti e voci che chiedono giustizia, ma soffocati da un frastuono politico che relativizza persino il dolore.

Tutti e tre questi episodi – Auschwitz, Bosnia, Gaza – si svolgono in tempi, luoghi e circostanze diversi. Ma hanno un denominatore comune: ciò che li ha resi possibili non è stato solo l'odio dei carnefici. È stata la mancanza di coraggio da parte di altri di dire: basta!

Il genocidio non avviene all'improvviso. È preparato con le parole, con la divisione, con le negazioni e in una società che chiude gli occhi. Nell'era digitale, nessuno può dire "Non lo sapevo". Le vittime sono davanti ai nostri occhi, sui nostri schermi. Il silenzio oggi non è più frutto dell'ignoranza. È una scelta.

E ogni scelta ha un prezzo./ Opuscolo

fëmijët që na vështrojnë nga rrënojat

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