
Come la diplomazia occidentale sta costruendo un ordine mondiale che ignora la verità, perdona i crimini e paragona la vittima all'aggressore per mantenere la "pace"...
Nel mondo odierno, in cui le immagini dei massacri vengono trasmesse in tempo reale e in cui i crimini contro l'umanità non sono più segreti ma documentati in ogni dettaglio, la diplomazia occidentale continua a cercare di imporre una versione "neutrale" della pace, in cui tutte le parti sono ugualmente responsabili e la verità è solo una "prospettiva".
Questa è la grande illusione del peacemaking occidentale: un'architettura diplomatica che, invece della giustizia, offre uguaglianza morale tra vittima e aggressore. E questo sta accadendo ovunque: a Gaza, in Ucraina, in Sudan, nel Nagorno-Karabakh, in Etiopia o, ancora prima, nei Balcani.
Lo schema è chiaro: nel momento in cui un conflitto entra nella fase di internazionalizzazione, inizia il processo di "appiattimento" della verità. I crimini di guerra diventano questioni "narrative"; il genocidio viene relativizzato come "interpretazione"; la violenza strutturale viene spogliata del suo contesto storico; e gli internazionalisti inventano terminologie sterili come "partecipazione inclusiva", "dialogo intercomunitario" o "prospettive diverse".
In questo scenario, i palestinesi massacrati a Gaza vengono trattati come parti che "devono ascoltare e perdonare", gli ucraini che lottano per sopravvivere vengono istruiti a mostrare comprensione per le "preoccupazioni di sicurezza russe" e le persone che hanno subito la pulizia etnica, dai bosniaci ai tigrini, vengono invitate a sottomettersi a una pace che non riconosce le loro sofferenze.
L'illusione funziona attraverso il linguaggio. Attraverso conferenze "interreligiose", corsi di "formazione all'empatia" e progetti di "ascolto attivo". Questo è il meccanismo attraverso il quale le potenze occidentali, in particolare l'Unione Europea e alcune agenzie delle Nazioni Unite, trasformano la crisi in una questione di gestione tecnica piuttosto che morale. Laddove è necessario un tribunale internazionale, si offre un "dialogo". Laddove è necessaria una punizione per gli aggressori, si propongono progetti artistici per lo "sviluppo narrativo". Invece della giustizia, si offre una memoria selettiva.
Questo non è solo un fallimento etico, è una strategia. Una strategia che serve a preservare un ordine globale in cui le alleanze politiche e gli interessi economici sono più importanti del diritto internazionale.
La pace, in questa formulazione, è un prodotto in vendita. E come ogni prodotto, deve essere accettabile per tutti: sia per la vittima che ha perso tutto, sia per l'aggressore che gode dell'immunità diplomatica. Questa assurda equazione non produce tranquillità, ma silenzio forzato.
L'esempio più recente è Gaza. Mentre decine di migliaia di civili vengono uccisi e le infrastrutture di un popolo vengono deliberatamente distrutte, molti governi occidentali evitano di usare la parola "genocidio". Parlano di "situazione umanitaria", della "necessità di una de-escalation" e del "diritto all'autodifesa" per entrambe le parti. Anche quando i documenti parlano da soli, la diplomazia tace o alza le mani. Questa non è passività, è una scelta.
Allo stesso tempo, la costruzione della pace occidentale vede la violenza come una fase transitoria verso la stabilità, non come il sintomo di un ordine globale malato. Questa filosofia mira a chiudere le ferite, non a guarirle. E quando le ferite vengono chiuse con la violenza, si inaspriscono sotto la superficie, pronte a riaffiorare. La storia del dopoguerra in Bosnia, il trauma irrisolto in Etiopia, l'improvvisa eruzione del Nagorno-Karabakh, sono la testimonianza di questo processo: non c'è pace duratura dove non ci sono verità e giustizia.
Di conseguenza, ciò che il mondo sta vedendo oggi è una riformulazione della verità in base alla necessità politica e una "costruzione della pace" che assomiglia più a un'amnistia per i crimini che alla costruzione di un mondo più giusto. Quando la pace diventa fine a se stessa, perde la sua funzione etica. E quando la diplomazia tace di fronte al genocidio, cessa di essere civilizzatrice e diventa complice. / Opuscolo
Shume drejt e ke,po ketu po harxhohen miljarda,si te vresim njerez dhe te shkaterrojme,sa te mundemi.Ku do shkojne keto shpenzime,pervecse ta bejene te shpertheje kur te duan "ATA"ate qelbin,qe do mbulojne. Kjo do zgjidhet vetem atehere kur nje brez i ri,te kundershtoje te shkoje ne lufte,cila do qofte ajo,pasi te gjitha per mendimin tim jane te planifikuara dhe keta,qe drejojne ,jane vecse aktore te lojes madhe,Mjere ato nena,qe humbin femijet e tyre.