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Editorial29 Nëntor 2025, 10:24

Contratto petrolifero su carta burek

Shkruar nga Diplomatico | Pamfleti.net
Contratto petrolifero su carta burek
Viktor Orban e Aleksandar Vucic /

Un accordo tacito tra Belgrado e Budapest sta assegnando al MOL ungherese il controllo del NIS serbo, mentre la Russia si nasconde dietro la bandiera dell'UE.

La vendita dell'industria petrolifera strategica NIS dalla russa Gazprom all'ungherese MOL viene presentata come una cooperazione economica "amichevole", ma in realtà si tratta di un riciclaggio dell'influenza russa nei Balcani attraverso un alleato politico del Cremlino. Invece di risolvere la dipendenza energetica della Serbia e della regione, questo accordo la aggrava, mettendo a repentaglio la sicurezza energetica e gli equilibri geopolitici dell'intera area dei Balcani occidentali. L'Albania e i suoi vicini dovrebbero essere vigili sulle conseguenze a lungo termine che un'operazione di questo tipo, "insabbiata", potrebbe avere sulla struttura energetica e politica della regione.

Nei Balcani, ogni contratto petrolifero è più di una questione economica, è una geopolitica avvolta nel fuoco, con enormi ombre sullo sfondo e interessi che si estendono ben oltre un giacimento petrolifero. È esattamente ciò che sta accadendo con il tentativo di vendita di NIS, l'industria petrolifera nazionale serba, dalle mani della russa Gazprom Neft all'ungherese MOL; uno scenario che viene descritto con dolci metafore come un "burek amichevole" dalla propaganda ufficiale di Belgrado e Budapest, ma che rappresenta una mina silenziosa per l'opinione pubblica e per la sicurezza energetica della regione.

Questo accordo, ancora non ufficiale, ma sempre più articolato da fonti politiche e diplomatiche, è una delle mosse più sofisticate sulla scena balcanica dopo la guerra in Ucraina. Dall'imposizione delle sanzioni alle aziende russe, tra cui Gazprom, la Serbia si è trovata in una posizione difficile: ufficialmente filo-occidentale, ma praticamente collegata alla Russia da arterie economiche ed energetiche vitali.

NIS è il simbolo più evidente di questo legame. Creato dallo Stato jugoslavo, poi venduto a un prezzo simbolico ai russi, NIS è oggi uno dei punti di controllo energetico più strategici nei Balcani occidentali.

In questo contesto, il trasferimento della proprietà dalla russa Gazprom all'ungherese MOL non è solo una mossa economica. È un'astuta operazione geopolitica, una forma di "riciclaggio" di capitali russi attraverso uno Stato membro dell'UE, l'Ungheria di Viktor Orbán, che da anni funge da tramite per gli interessi del Cremlino in Europa. Questa è l'essenza di questo schema: la Russia non sta lasciando i NIS, sta semplicemente cambiando volto, indossando una maschera europea e mantenendo la sua influenza indirettamente, attraverso partner fidati.

Il presidente Vučić sta presentando con cautela questa vicenda come una vittoria della diplomazia economica. Una cooperazione tra due nazioni amiche, con una retorica tradizionalista che vende ai cittadini "burek fatto con farina straniera", ma con ingredienti controllati dall'alto.

In realtà, la Serbia sta perdendo il controllo di uno dei suoi più grandi asset strategici e lo sta cedendo a una ristretta cerchia di interessi che servono più alla stabilità del suo regime che agli interessi a lungo termine del Paese.

Inoltre, questo accordo crea un precedente pericoloso per l'intera regione. Un'azienda con profondi legami con il governo ungherese, che ha costruito la propria reputazione su interessi acquisiti e mancanza di trasparenza, potrebbe sostituire un operatore russo in uno dei mercati più fragili d'Europa. Questo sposta il controllo dell'energia dall'Est a un alleato orientale, ma non lo libera. Al contrario, crea una struttura più difficile da punire e più facile da nascondere al controllo occidentale.

L'Albania e gli altri paesi balcanici dovrebbero leggere attentamente questo sviluppo. Perché qualsiasi ristrutturazione del mercato energetico serbo influisce direttamente sulle reti regionali, sui contratti interstatali, sugli equilibri import-export e, in ultima analisi, sulla sicurezza nazionale. Se la Serbia decide di diventare una piattaforma logistica per gli interessi energetici di Budapest (e di Mosca dietro le quinte), il progetto di indipendenza energetica regionale rischia di trasformarsi in un'illusione. / Opuscolo

kontratë nafte në letër bureku

1 Komente

  1. T
    Tony

    Ja politika ekonoimike vari ka... Ameriqene e Euroqene. Kush te zhvase sa me shume e kane shpikur stilin NDIQNI PARANE ku nje te varferi i kontrollojne edhe karrotat qe ble ne treg e ndersa miliardere e faqezinj pushter te tjere tallin bythen me popujt. Na doli pra edhe nje linje tjeter e "transportit" te naftes. Bote legenash e mashtruesish. Si duket i mesojne nga AI qe kane shpikurte sundojne boten. Urraaa!

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