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Editorial20 Korrik 2025, 12:00

Il pericoloso mito del “mondo serbo” nelle proteste di Belgrado

Shkruar nga Gjergj Zefi
Il pericoloso mito del “mondo serbo” nelle proteste di Belgrado
Dalla protesta studentesca di Belgrado /

A Belgrado, il 28 giugno 2025, giorno che coincide con il mito storico di Vidovdan, migliaia di studenti e cittadini sono scesi in piazza in nome della giustizia e della democrazia.

A prima vista, sembrava una sana manifestazione civica contro la corruzione e l'autoritarismo. Ma sotto le bandiere nazionali, gli slogan sull'"eredità serba" e un linguaggio permeato di romanticismo etnico, il significato della protesta è scivolato, da civico a etno-patriottico.

Questo fenomeno non è né nuovo né isolato. Il sociologo Aleksej Kišjuhas definisce il nazionalismo un'ideologia "parassitaria", che radica la sua presenza laddove mancano le moderne narrazioni di uguaglianza, giustizia e solidarietà sociale. Quando la società è disperata, il nazionalismo offre risposte facili, colpe esterne, orgoglio ereditario e un falso senso di appartenenza.

Il problema?

Il nazionalismo non costruisce la democrazia. Non porta giustizia. Si limita a mascherare la loro assenza con le bandiere.

Il pericolo è ancora maggiore quando nasce all'interno di movimenti che si suppone siano progressisti, come le proteste studentesche. Quando la generazione più giovane, che avrebbe dovuto guidare la strada verso l'integrazione europea e l'emancipazione sociale, inizia a riprodurre le mitologie nazionaliste del passato, allora stiamo assistendo a una pericolosa sovversione ideologica.

Questa situazione in Serbia è un segnale per l'intera regione. Anche in Albania, Kosovo, Macedonia del Nord e Bosnia, il nazionalismo tende a riemergere attraverso la retorica del "pericolo dall'altro", mascherato dall'orgoglio nazionale, ma spesso minando l'essenza della cittadinanza moderna.

I giovani balcanici non potranno permettersi il lusso di ripetere gli errori delle generazioni precedenti. Perché se la marcia inizia con appelli all'uguaglianza, ma finisce con inni sulla razza, allora non abbiamo fatto progressi, abbiamo fatto regresso. / Opuscolo

bota serbe protesta e studentëve në beograd gjergj zefi

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