L'intervento militare degli Stati Uniti in America Latina rilancia la vecchia dottrina del dominio regionale e crea un pericoloso precedente per un mondo in cui la forza sostituisce la diplomazia...
Quando una superpotenza decide di intervenire militarmente in uno Stato sovrano senza l'approvazione internazionale, l'ordine globale viene scosso. È ciò che sta accadendo con il Venezuela. Gli Stati Uniti giustificano la loro azione con la guerra alla droga e la tutela della sicurezza nazionale, ma i segnali veicolati da questo intervento sono molto più ampi, profondi e pericolosi.
Ciò che è accaduto a Caracas non è semplicemente un'operazione contro un regime autoritario, ma un ritorno silenzioso a una logica politica del XIX secolo: quella secondo cui l'emisfero occidentale appartiene esclusivamente all'America.
A prima vista, il vantaggio strategico di Washington è chiaro: eliminare un alleato di Mosca e Teheran nella regione, riprendere il controllo delle risorse energetiche e stabilire un nuovo equilibrio in America Latina in un momento in cui l'influenza cinese e russa è in crescita. Ma il problema sorge quando un'azione del genere, per quanto giustificata agli occhi di un'alleanza, viola le norme internazionali e innesca una reazione a catena. In un mondo in cui le regole diventano temporanee e la forza sostituisce il dialogo, ogni atto unilaterale crea il diritto a un altro atto unilaterale. E in questa logica, Pechino può leggere il Venezuela come un precedente per Taiwan.
Se una superpotenza può intervenire in nome della "sicurezza regionale", perché non dovrebbe farlo anche la Cina, in un territorio che considera parte integrante della stessa? Ciò che gli Stati Uniti cercano di impedire in Asia, lo hanno già fatto in America Latina. Questo è il pericolo maggiore: la sostituzione del diritto internazionale con la legge del più forte.
Per i paesi più piccoli, spesso intrappolati tra interessi più ampi, questo è un campanello d'allarme. La creazione di tali precedenti aumenta l'incertezza globale, indebolisce le istituzioni multilaterali e trasforma il mondo in un'arena dalle regole poco chiare. La diplomazia si ritira e la forza prende il suo posto, con conseguenze che colpiscono non solo i grandi continenti, ma anche spazi relativamente piccoli, come i Balcani.
È quindi tempo che la comunità internazionale, compresi i paesi della NATO e dell'UE, rifletta sulla direzione che sta prendendo l'ordine globale. L'intervento in Venezuela non dovrebbe essere visto isolatamente, ma come parte di un clima internazionale sempre più teso, in cui un'azione in un angolo del mondo può produrre shock globali. E domani, prima di discutere una soluzione diplomatica a Taiwan, forse dovremo spiegare perché siamo rimasti in silenzio sul Venezuela./ Opuscolo
Ligjerisht nderhyrja e arrestimi e grabitja e nje presidenti mund të quhet shkelje e rende e tere verr ver. Edhe mos diskutimi ne Senat duket arrogant. Por për hir të secretit të operacionit ky veprim nuk mund të kryhej. Ky nuk ishte nje invadim ushtarak por rrembim i nje personi kriminel ne kerkim. Pse a mund të rrezohej Hitleri, Enveri, Stalini, Kadafi, Sadami me zgjedhje demokratike? Kurre. Keshtu më mirë të shkelet e drejta nje personi se sa të nje populli e me shume gjakderdhje. Tani pse e qysh e ku aresyeja te nafta e mineralet e bananet, Amerikani sa fillon nje muhabet të thote: “What’s in it for me?”
Ska cfar i shtoje komentit tuaj je i sakte madje pak me i ashper duhet te ishte komenti juaj,te majtet nuk kuptojne ndryshe….????????????♂️