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Editorial13 Shtator 2025, 15:00

La “ruota”* dell’odio

Shkruar nga Gjergj Zefi
La “ruota”* dell’odio
"Roda" (Cicogna) dell'odio /

La lingua albanese continua a essere oggetto di isteria nazionalista in Montenegro...

In una notte che avrebbe dovuto celebrare il cinema, l'arte ha dovuto affrontare la censura. Al Džada Film Fest di Podgorica, la proiezione del film "Roda" del celebre regista Isa Çosja è stata interrotta nella zona di Zabjelo per motivi che non hanno nulla a che fare con l'estetica o il contenuto artistico.

Il film è stato definito "inappropriato" da un gruppo di cittadini semplicemente perché conteneva dialoghi in albanese e menzionava il Kosovo come Stato.

Non si tratta di un caso isolato, ma di un sintomo di una tensione persistente nei Balcani: la lingua albanese, in alcuni ambienti, è percepita come una minaccia, non come una risorsa. Sebbene gli albanesi costituiscano una parte significativa della popolazione del Montenegro e la legge riconosca l'albanese come lingua ufficiale in alcuni comuni, la sua presenza pubblica provoca ancora reazioni isteriche.

Lo scrittore e intellettuale montenegrino Balša Brković, in un autorevole articolo su Vijesti, ha definito l'evento "fascismo culturale". Ha scritto:

"Quando il mio linguaggio viene utilizzato per esprimere una realtà esistente, coloro che vogliono vietarlo non si stanno solo opponendo a un film, stanno mettendo in discussione il mio diritto all'esistenza culturale."

Questo è il nocciolo del problema: un film che denuncia la verità della convivenza multietnica, di un Montenegro dalle molteplici voci e culture, viene visto come una minaccia. Perché? Perché per alcuni ambienti, l'esistenza di un "altro", che sia albanese, bosniaco o rom, è insopportabile sulla scena pubblica.

Invece di offrire un'opportunità di riflessione per la società montenegrina, questo incidente ha rappresentato per le istituzioni un silenzio assoluto. Non c'è stata alcuna reazione da parte del Ministero della Cultura, né da parte del Comune di Podgorica. Questo silenzio non è solo dovuto al timore di una reazione pubblica, ma anche a un modo per non accettare la realtà che una parte del Paese vuole cancellare.

Nel 2020, l'ex presidente montenegrino Milo Đukanović ha dichiarato in un forum internazionale:

"Il Montenegro è un modello di convivenza e armonia interreligiosa e interetnica".
Eventi come quello di "Roda" dimostrano che questo modello è ancora in fase embrionale e potrebbe crollare da un momento all'altro a causa di una minoranza che vive ancora con le narrazioni del secolo scorso.

Per gli albanesi in Montenegro, questo è più di un insulto. È un duro promemoria che l'integrazione culturale non si ottiene solo con leggi e documenti ufficiali, ma con atteggiamenti pubblici e coraggio istituzionale. L'uso dell'albanese non dovrebbe essere un atto politico, è una realtà linguistica e culturale che non può essere fermata da urla o censura.

Il cinema è una delle arti più sensibili alla libertà di espressione. Quando un film viene perseguitato per il linguaggio che utilizza, allora la società in cui viene proiettato necessita di una diagnosi approfondita.

In questo contesto, l'Albania, in quanto Stato che tutela i diritti dei propri compatrioti nella regione, ha il diritto e il dovere di seguire da vicino questi sviluppi. Non per intervenire, ma per ricordare che la lingua albanese non è solo una questione culturale, ma è parte inalienabile della sovranità di ogni cittadino che la parla, ovunque si trovi./ Opuscolo

*"Roda" è il film del regista Isa Qosja, che in albanese si traduce come Cicogna

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