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Editorial22 Gusht 2025, 09:57

Trump ha fallito, la pace è nata morta

Shkruar nga Gjergj Zefi

Trump ha fallito, la pace è nata morta

I missili russi sulle fabbriche statunitensi in Ucraina smascherano la farsa di una "pace" al servizio del Cremlino e non della vittima dell'aggressione...

Solo una settimana dopo che Donald Trump aveva accolto Vladimir Putin con una cerimonia in Alaska, missili russi hanno colpito una fabbrica americana nell'Ucraina occidentale, lontano dalla linea del fronte, riducendo in cenere ogni illusione di progresso diplomatico.

È stata una risposta brutale del Cremlino allo spettacolo diplomatico orchestrato da Trump, un messaggio chiaro che Mosca non ha intenzione di negoziare, ma di imporsi. E il presidente americano, invece di reagire con forza, appare confuso, indeciso e a tratti impressionato da Putin.

Lui crede, come ha detto lui stesso a un certo punto, quando il microfono era aperto, che "Putin vuole un accordo per me". Un'affermazione che suona più come un autoinganno che come una realtà geopolitica.

Il tentativo di Trump di proclamarsi architetto della pace si sta scontrando con il muro della diplomazia sabotatrice della Russia.

Sergej Lavrov, diplomatico dell'era sovietica, ha ripreso il vecchio gioco di dividere gli alleati occidentali, mentre sul campo l'esercito russo intensifica gli attacchi. Sullo sfondo, un incontro tanto chiacchierato tra Zelenskij e Putin, con Trump come mediatore, sembra sempre più un sogno ingenuo, in un momento in cui la realtà è brutale: Putin non vuole la pace, vuole il territorio. Vede il Donbass non come un confine conteso, ma come un trampolino di lancio per una futura offensiva su Kiev.

Zelensky cerca di non provocare Trump, di non opporsi pubblicamente a lui, ma non può cedere. Non può accettare un "ripristino della pace" che in realtà è un piano di capitolazione. Arrendersi oggi nel Donbass significa permettere ai russi di lanciare una nuova "guerra lampo" domani. Ma nel frattempo, Trump e il suo emissario Steve Witkoff, un agente immobiliare, parlano di "scambi territoriali" come se fossero a un'asta di terreni a Manhattan, una dolorosa banalizzazione di una guerra che ha causato migliaia di vittime e messo in discussione l'esistenza di un intero Stato.

L'ironia più grande è che, invece di costruire alleanze solide, Trump sta deliberatamente indebolendo la fiducia nell'Occidente. Non ha posto condizioni serie a Putin, non chiede la cessazione degli attacchi, non parla di crimini di guerra, ma continua a chiedere che la NATO e l'UE diano più soldi, più truppe, più sacrifici. E per cosa? Per un "accordo" che la Russia distruggerà con i missili il giorno dopo. Il messaggio di Mosca è semplice: potete avere tutti gli incontri che volete alla Casa Bianca, ma noi continueremo a colpire dove e quando vogliamo.

Trump, nonostante lo spettacolo, non ha cambiato la realtà di un millimetro. Parla di offensiva, parla di vittoria, ma non pone limiti. Si vede come un mediatore, ma non media. Si vede come un eroe, ma non interviene. Si vede come un pacificatore, ma in realtà sta legittimando l'aggressore. Ha energia, senza dubbio, ma la diplomazia non richiede solo rumore, ma anche sostanza, qualcosa che a Trump continua a mancare.

Alla fine, resta solo un fatto inconfutabile: mentre Trump sorride alle conferenze stampa con Putin e parla della "storia che sta scrivendo", i missili russi colpiscono le fabbriche americane in Ucraina e i cittadini ucraini vengono uccisi in silenzio.

Questa non è pace, è una farsa. E la storia, a differenza di quanto immagina Trump, potrebbe giudicare questo capitolo severamente. / Opuscolo

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