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Ekonomi 8 Mars 2026, 11:38

Quali sono gli scenari di quanto potrebbe aumentare il prezzo del petrolio?

Shkruar nga Diplomatico | Pamfleti.net
Quali sono gli scenari di quanto potrebbe aumentare il prezzo del petrolio?
Foto illustrativa /

L'escalation del conflitto in Medio Oriente e il rischio di un blocco dello Stretto di Hormuz stanno aumentando la pressione sui mercati energetici, mentre gli analisti avvertono che il prezzo del petrolio potrebbe aumentare di 100-150 dollari al barile se la crisi dovesse prolungarsi...

La domanda che scuote i mercati non è più se il prezzo del petrolio aumenterà, ma quanto potrà aumentare. In circostanze normali, prima del nuovo scoppio della guerra in Medio Oriente, le previsioni di base erano relativamente tranquille: la US Energy Information Administration prevedeva che il Brent avrebbe raggiunto una media di circa 58 dollari al barile nel 2026, mentre JP Morgan parlava di una media vicina ai 60 dollari. Ma la guerra ha infranto questa logica di mercato.

Reuters ha riferito che il Brent ha superato i 90 dollari al barile, mentre il mercato ha già introdotto un "premio di guerra", ovvero un prezzo aggiuntivo dettato non dalla normale domanda, ma dal timore che l'offerta globale possa essere colpita più duramente nei prossimi giorni o settimane.

Ciò che rende la situazione particolarmente pericolosa è che il mercato non sta scontando solo la perdita di pochi barili iraniani, ma il rischio sistemico per l'intero Golfo. Reuters sottolinea che circa il 20% del petrolio e del gas mondiale scorre attraverso lo Stretto di Hormuz e il conflitto ha causato gravi disagi nella regione, danneggiato le infrastrutture e bloccato o ridotto le esportazioni di diversi produttori chiave. Ciò significa che il prezzo del petrolio non dipende più esclusivamente dall'Iran, ma dalla capacità di Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti di continuare a produrre ed esportare normalmente. Ogni volta che il mercato dubita di questo collegamento, il prezzo reagisce con estremo nervosismo.

Nel primo scenario, che potremmo definire limitato, la guerra continua, ma senza un blocco completo e prolungato di Hormuz e senza una massiccia distruzione delle infrastrutture del Golfo.

In questo caso, il petrolio potrebbe rimanere in un corridoio elevato ma comunque gestibile, tra i 90 e i 110 dollari al barile. Questa è l'area in cui il mercato continuerebbe a mantenere il "premio della paura", ma crederebbe che l'offerta globale potrebbe essere parzialmente compensata da altri produttori, riserve strategiche e deviazioni logistiche. Anche in questo scenario, il colpo per i consumatori sarebbe concreto, perché un prezzo superiore ai 100 dollari si tradurrebbe rapidamente in un aumento del prezzo del carburante, dei trasporti e in una pressione inflazionistica in Europa.

Reuters ha citato analisti che prevedono prezzi elevati per giorni o settimane, anche senza che il mercato entri nello scenario più buio.

Nel secondo scenario, quello dell'escalation prolungata, la guerra continua per settimane, gli attacchi a magazzini, raffinerie, terminal e petroliere si moltiplicano e le esportazioni dal Golfo rallentano significativamente anche senza una chiusura totale formale di Hormuz. È qui che entra in gioco la soglia psicologica ed economica dei 120 dollari.

Reuters reported that Bernstein has raised its Brent assumption to $80 on an annual basis, but in an extreme case of prolonged conflict it sees the market in the $120 to $150 per barrel range. This is the point when the market stops functioning like a normal commodities market and starts behaving like a panic market, where every new incident, every tanker attacked and every new day of blockade adds a new wave of speculative pressure on the price.

In the third scenario, i.e. in the case of a real and several-week blockade of the Strait of Hormuz, the price could enter the $120 to $150 territory, with fluctuations that could temporarily take it even higher. Reuters also quoted Qatar's energy minister as warning that oil could touch $150 per barrel.

Macquarie, according to Reuters, has estimated that the market can withstand a one- or two-week closure, but after the third and especially the fourth week, the effect on the price would accelerate sharply. This is because in the first weeks the market lives on stocks, with the expectation of the opening of the corridor and with the hope that diplomatic or military intervention will unblock the passage; but when the blockage is prolonged, the market begins to price not the crisis, but the real lack of supply.

Then there is the fourth scenario, that of a major global shock, where we not only have a blockade of Hormuz, but also serious damage to terminals, refineries, oil fields, and LNG infrastructure in several countries at once.

Reuters has reported that the conflict has already affected gas terminals in Qatar, refineries in Saudi Arabia and regional export flows, while the IEA has warned that prolonged disruptions could turn the global market from surplus to deficit.

In this scenario, $150 would no longer be a psychological ceiling, but merely the entry into a new phase. Then we would be talking about a classic energy crisis, where the price is no longer determined by the supply-demand model, but by the physical shortage of goods and the struggle to secure supplies.

Could oil go to $180 or $200?

Yes, but that is the extreme scenario, not the base case. For this to happen, several developments would have to come together at once: a prolonged closure of Hormuz, a severe reduction in production in the Persian Gulf, further damage to energy infrastructure, and the inability of other powers to quickly replace the shortage.

The Guardian, citing estimates of the economic effects of the war, warns that energy prices could rise by up to 80% if the outages last, while Reuters speaks of the suspension of a large part of regional production and exports.

A move of this magnitude would not simply be a rise in oil prices; it would be a full-blown global inflationary shock, with consequences for interest rates, economic growth, and political stability in many importing countries.

Esiste tuttavia un quinto scenario, quello della mitigazione. Se lo Stretto di Hormuz venisse riaperto relativamente in fretta, se gli attacchi alle infrastrutture cessassero e se le grandi potenze riuscissero a trovare una sorta di freno diplomatico, parte del "premio di guerra" potrebbe dissolversi. Ciò significa che il prezzo potrebbe scendere dai livelli di panico a 75-85 dollari, forse anche più in basso nel tempo, avvicinandosi gradualmente ai livelli di base che l'EIA e JP Morgan avevano registrato prima dello scoppio della guerra. Ma ciò richiederebbe non solo la calma militare, ma anche un ripristino della fiducia logistica: le navi devono passare liberamente, le compagnie assicurative devono abbassare i premi, le raffinerie devono funzionare normalmente e il mercato deve essere convinto che le forniture non siano più ostaggio dei missili. Oggi questo scenario esiste, ma non è quello che il mercato sta maggiormente valutando.

Quindi la risposta più seria alla domanda "fino a che punto può arrivare il prezzo del petrolio?" è questa: in una crisi limitata, il petrolio potrebbe aggirarsi intorno ai 100 dollari; in una guerra prolungata con continui attacchi alle infrastrutture, potrebbe toccare i 120-150 dollari; in uno scenario estremo con un blocco prolungato di Hormuz e gravi sconvolgimenti regionali, potrebbe entrare nell'area dei 150 dollari e oltre, con un rischio reale di esplosione ancora più elevato. In altre parole, il primo limite è di 100 dollari, il secondo di 150 dollari, mentre 200 dollari non rappresenterebbero più un mercato, ma una crisi energetica globale. E oggi, per la prima volta da molto tempo, questo non suona come un'iperbole, ma come uno scenario che il mercato è costretto a calcolare. / Opuscolo

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