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Kosova13 Tetor 2025, 10:08

Elezioni in Kosovo: chi ha vinto, chi ha perso e cosa si nasconde dietro la bassa affluenza alle urne?

Shkruar nga Diplomatico | Pamfleti.net

 Elezioni in Kosovo: chi ha vinto, chi ha perso e cosa si nasconde dietro la

Affluenza record, segnali d'allarme per la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali

Le elezioni locali del 12 ottobre in Kosovo hanno riconfermato una verità silenziosa che la politica kosovara cerca di ignorare: la democrazia formale non garantisce una vera rappresentanza. Con un'affluenza alle urne di appena il 39,5%, la più bassa degli ultimi cicli elettorali, i cittadini sembrano ormai non credere più che le urne cambieranno le loro vite. Questo dato è più di una semplice statistica; è un atto di sfiducia politica che richiede una lettura approfondita.

In apparenza, le elezioni si sono svolte pacificamente. Ma dietro questa "normalità", che media e istituzioni cercano di spacciare per un successo democratico, si celano dati inquietanti: segnalazioni di fotocopia delle schede elettorali, assistenza non autorizzata ai seggi elettorali, problemi con le liste elettorali e persino modifiche improvvise ai seggi elettorali che hanno negato ai cittadini il diritto fondamentale di voto. Non si tratta di episodi isolati, ma di sintomi di un sistema che soffre ancora di debolezza istituzionale e di mancanza di fiducia da parte dei cittadini.

I risultati finora mostrano una frammentazione della scena politica locale: nessun partito è completamente dominante. Il PDK ha mantenuto le sue tradizionali roccaforti come Ferizaj e Skenderaj, il VV ha confermato la sua presenza a Kamenica e Podujeva, mentre LDK e AAK hanno recuperato parte delle perdite precedenti. Ma il quadro rimane poco chiaro, perché la maggior parte delle grandi città si avvia al ballottaggio, dove il ruolo delle alleanze del momento e della diaspora sarà decisivo.

D'altro canto, la Lista ha riconquistato senza una vera competizione la maggior parte dei comuni a maggioranza serba. Questa non è più una novità, ma un promemoria del fatto che la divisione politica e istituzionale del Kosovo in due realtà parallele, una controllata da Pristina e l'altra da Belgrado, è ancora in vigore. La presenza simbolica della CEC in queste aree non è garanzia di integrazione, ma una falsa forma di inclusione che serve più alla retorica internazionale che alla realtà dei fatti.

Queste elezioni non solo hanno prodotto risultati, ma hanno anche riflesso una stanchezza collettiva nei confronti della politica. La bassa affluenza alle urne non è un fallimento dei cittadini, ma un fallimento della classe politica nell'offrire loro una visione e un'alternativa credibile. La democrazia non si misura dal numero di schede scrutinate, ma dal significato che i cittadini attribuiscono a esse. E in Kosovo, questo significato sta progressivamente scomparendo.

In definitiva, più che chi ha vinto o perso a livello municipale, la domanda chiave è: il Kosovo ha un modello sostenibile di rappresentanza politica che trascenda le divisioni etniche, i giochi di potere e la mancanza di responsabilità? La risposta, almeno per ora, rimane nel limbo./ Opuscolo

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