Dalla mafia cinese alle reti albanesi del traffico di cocaina e ai legami con la 'Ndrangheta, un'inchiesta sulla criminalità sempre più globale.
La mafia albanese collabora con la mafia cinese e la 'Ndrangheta, creando un dominio sui mercati, soprattutto nel traffico di droga. La puntata di "Crime Story" del programma PresaDiretta Open su Rai3, andata in onda domenica sera, ha fatto tappa a Prato, dove il quartiere "pronto moda" è diventato simbolo di un sistema basato sullo sfruttamento, l'evasione fiscale e il controllo criminale.
Si tratta di una realtà in cui, accanto all'economia ufficiale, esiste una criminalità organizzata, capace di influenzare mercati e territori. Le indagini parlano chiaramente di una mafia cinese organizzata, sempre più radicata.
Le telecamere seguono il percorso della cocaina lungo le rotte che collegano l'Europa al Sud America, dall'asse tra i clan albanesi e la 'Ndrangheta fino ai porti dell'Ecuador. Ciò che colpisce è la capacità di adattamento di queste organizzazioni. La domanda che sorge spontanea è: è ancora corretto parlare di mafia come l'abbiamo conosciuta, o ci troviamo di fronte a strutture più fluide e globali?
A Prato, il quartiere cinese del "pronto fashion", il più grande d'Europa, si cela una rete di illegalità sistemica: contrabbando, evasione fiscale, lavoro sommerso e sfruttamento. Parallelamente a questa realtà opera la criminalità organizzata che controlla la logistica e i mercati, spesso con un ricorso sempre maggiore alla violenza.
Dalla Cina all'Albania
Esistono sentenze che riconoscono la presenza di una vera e propria mafia cinese, mentre il procuratore generale Luca Tescaroli mette in guardia contro una criminalità in espansione, capace di infiltrarsi nelle istituzioni e di stringere alleanze con le mafie italiana e albanese.
La narrazione si sposta poi sulla rete albanese del traffico di cocaina in espansione in Italia, dove i clan collaborano con la 'Ndrangheta. PresaDiretta segue il Gruppo Operativo Antimafia della Guardia di Finanza tra Brescia e Bergamo e ricostruisce come i clan albanesi siano diventati i principali fornitori delle mafie italiane: affidabili, invisibili e capaci di consegnare la droga direttamente.
Il reportage prosegue in Albania, in una realtà di denaro sporco, da Tirana a Durazzo: grattacieli e resort finanziati con la cocaina, con la criminalità organizzata infiltrata nei porti, nelle istituzioni e persino nel Parlamento.
Il viaggio lungo le rotte internazionali del narcotraffico si conclude in Ecuador, da dove parte la maggior parte della cocaina destinata all'Europa e agli Stati Uniti. Circa il 70% di questo traffico transita attraverso il solo porto di Guayaquil, un mercato che vale circa 30 miliardi di dollari all'anno, controllato dalla 'Ndrangheta, dai cartelli messicani e dalla mafia albanese.
Per la prima volta, le telecamere entrano nel carcere più pericoloso del Paese. Finalmente arrivano le testimonianze di chi resiste: giornalisti investigativi minacciati di morte, una suora comboniana che sfida le gang e le figlie dell'ex candidato presidenziale Villavicencio, ucciso dalle gang, che cercano la verità. /opuscolo/
Ky shkrim Oregon se fatkeqesisht Shqiperine e drejton mafia Shqiptare dhe boterore Nuk e besion se ky rregjim original mafioz mind Te freezer me protests paqesore demokratike . Fatkeqesi per popullin qe qeveria e ka cu ne novel ekstreme varferise , eshte se dhe BE actuality eshte e korruptuar dhe hallakatur si mos me keq