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Rajoni dhe Bota 1 Nëntor 2025, 11:25

Belgrado non accetta più il silenzio, gli studenti incendiano le strade, il governo è messo alla prova

Shkruar nga Diplomatico | Pamfleti.net

Belgrado non accetta più il silenzio, gli studenti incendiano le strade,

Proteste di massa in Serbia, un anno dopo la tragedia di Novi Sad; i cittadini chiedono giustizia, non retorica

A Belgrado, oggi non è solo un giorno di protesta. È un giorno di confronto tra due mondi: quello di un regime radicato nell'autoritarismo, nel controllo totale e nella manipolazione dei media, e quello di una nuova generazione di cittadini che non cerca più compromessi, ma un cambiamento radicale.

Un anno fa, un tetto crollò sui cittadini di Novi Sad, provocando la morte di 16 persone.

Oggi, su quelle macerie, è sorto un movimento che non ha paura di nominare i responsabili, né di confrontarsi con lo Stato che li definisce "elementi stranieri" e "agenti di destabilizzazione". Ma a differenza delle proteste passate, questa non è un'ondata guidata dall'opposizione politica esausta, bensì un'autentica rivolta, lanciata da studenti, giovani, cittadini senza affiliazione politica, ma con legami diretti con la realtà. Non chiedono solo dimissioni, né semplicemente giustizia per le vittime; chiedono la fine del sistema costruito sul silenzio, sulla paura, sul clientelismo e sulla propaganda.

Il regime di Aleksandar Vučić sta affrontando la sua più profonda crisi morale da quando è salito al potere. Sa che questa protesta non è una normale stagione di rabbia. Questa volta, non sono i consumatori dell'opposizione ad alzare la voce, ma una società che si rifiuta di sottomettersi. Una generazione che non conosce la paura degli anni '90 e che non accetta la normalità di uno Stato che considera i cittadini "nemici" quando chiedono conto delle proprie azioni. Gli studenti sono in piazza non per trarre profitto, ma per chiedere conto delle proprie azioni.

Silenziosamente, con striscioni che parlano più forte dei discorsi di qualsiasi partito, stanno tracciando una linea di demarcazione: oltre questa linea, non c'è più tolleranza per le bugie.

E mentre Belgrado oggi è sotto stretta sorveglianza della polizia, mentre il regime si prepara a ogni possibile scenario, la speranza dei cittadini non risiede nel rovesciamento di un leader, ma nella creazione di un'altra società, dove il potere non è un fine in sé, ma uno strumento di servizio pubblico. Questa è la sfida più grande per qualsiasi regime corrotto: quando i cittadini non hanno più paura, né si accontentano di illusioni.

Oggi non è il D-Day per la Serbia, ma è il giorno in cui inizia il crollo del mito dell'eternità del potere. Belgrado non esplode di violenza, ma di un silenzio che scuote le fondamenta. Perché quando la società si sveglia e chiede responsabilità, nessuna polizia, nessuna propaganda e nessun alleato internazionale può fermare il cambiamento. / Opuscolo

beogradi 1 nëntor studentët

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