Nonostante i duri attacchi di Stati Uniti e Israele, l'Iran conserva una parte significativa delle sue capacità militari, tra cui migliaia di missili, mentre i danni all'industria e l'incertezza sulla produzione a lungo termine rimangono sfide cruciali.
Si tratta di una battaglia di numeri sulle reali o presunte capacità militari dell'Iran. Fonti ufficiali, da Washington a Tel Aviv, sottolineano i successi dell'Operazione Epic Fury, mentre le "voci" dell'intelligence forniscono valutazioni più caute.
Le ultime stime provengono dal Wall Street Journal, che dà ampio spazio alle analisi dell'intelligence: nonostante gli attacchi subiti, Pasdaran possiede ancora migliaia di missili a corto e medio raggio.
Molti di loro sono scampati agli attacchi, mentre altri sono "sepolti" in tunnel colpiti dai bombardamenti, ma recuperabili. La distribuzione dell'arsenale, la creazione delle cosiddette "città missilistiche" e i buoni sistemi di difesa hanno garantito alle Guardie Rivoluzionarie una riserva significativa, integrata da una componente ridotta di missili da crociera antinave, utili nella sfida per lo Stretto di Hormuz. Quanto ai droni kamikaze, essenziali per tenere sotto pressione le monarchie del Golfo, si stima che ne abbiano perso circa il 50%.
La situazione per l'Iran rimane incerta per quanto riguarda la produzione di equipaggiamento militare, poiché le fabbriche sono state tra i principali obiettivi degli attacchi. Diversi settori industriali, sia quelli della produzione di equipaggiamento militare che quelli dei settori di supporto, hanno subito ingenti danni. Nella seconda fase della campagna, sono stati principalmente gli israeliani a colpire questi obiettivi. Si prevede che l'impatto di questi attacchi si farà sentire nel medio e lungo termine, poiché i danni non possono essere riparati in poche settimane. Inoltre, le sanzioni e la difficile situazione economica della Repubblica islamica stanno ulteriormente aggravando la situazione.
L'analisi del Wall Street Journal è coerente con i precedenti rapporti che sottolineano come i Pasdaran si siano preparati considerando altri possibili scontri, sfruttando la profondità del loro territorio e adottando tattiche più flessibili.
Nei giorni scorsi, il Pentagono e l'esercito israeliano (IDF) hanno presentato i propri dati per evidenziare i risultati ottenuti. Secondo gli Stati Uniti, sono state utilizzate 13.000 "munizioni", l'80% delle difese aeree è stato neutralizzato, sono stati colpiti 450 depositi di missili, 800 strutture legate ai droni e 2.000 centri di comando. Da parte israeliana, sono stati effettuati oltre 10.800 raid aerei contro 4.000 obiettivi; sono stati utilizzati 18.000 veicoli da combattimento (bombe, missili e droni kamikaze); il 60% dei lanciamissili (su 470 in possesso dei Pasdaran) è stato distrutto; l'85% dei sistemi di difesa aerea è stato messo fuori uso; la Guida Suprema Ali Khamenei è stata uccisa e oltre 40 alti ufficiali sono stati eliminati; e sono stati causati danni agli impianti nucleari.
I generali israeliani hanno aggiunto che i lanci di missili iraniani verso Israele sono gradualmente diminuiti, arrivando a circa 10-15 missili al giorno, attribuendo tale calo all'efficacia degli attacchi preventivi. Gli esperti contestano questa interpretazione, sottolineando che i Pasdaran hanno operato con maggiore precisione, utilizzando armi a testate multiple, il che è stato sufficiente a mantenere gli avversari in costante stato di allerta. La stessa tattica è stata utilizzata anche a Dubai e in Kuwait, tramite droni.
I missili delle Guardie Rivoluzionarie non sono serviti solo come arma militare, ma anche come strumento politico e di propaganda, per dimostrare che il regime degli ayatollah non è stato sconfitto e che ha ancora la capacità di affrontare i suoi oppositori. Allo stesso tempo, la chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz ha rafforzato la posizione di Teheran.
L'inizio di un fragile processo negoziale offre alle parti la possibilità di riorganizzarsi. Gli Stati Uniti hanno continuato a dispiegare truppe e attrezzature militari, mentre la portaerei "Ford", dopo la manutenzione, è stata riposizionata nel Mediterraneo orientale e sono attesi rinforzi per operazioni anfibie. D'altro canto, l'Iran potrebbe ricevere droni dalla Russia e, secondo un rapporto della CNN, sistemi di difesa aerea dalla Cina tramite un paese terzo. Si tratterebbe di missili antiaerei portatili a bassa quota, uno scenario legato a possibili operazioni di terra. Pechino ha smentito queste informazioni.
Infine, restano aperti due interrogativi riguardo ai lanciatori missilistici. Non si esclude che le stime iniziali sulle capacità iraniane fossero errate. Gli esperti stimano che la costruzione di nuovi lanciatori non sia particolarmente difficile, poiché i Pasdaran potrebbero seguire i modelli utilizzati dalla Corea del Nord, adattando veicoli di trasporto in piattaforme mobili per il lancio di missili. / Adattato da "Corriere della Sera"
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