TAGS-AT E JAVËS

Editorial 5 Nëntor 2025, 10:25

Aleksandar Vučić, tra Washington e paranoie

Shkruar nga Gjergj Zefi
Aleksandar Vučić, tra Washington e paranoie
Vignetta del giornale 'Danas' /

Il presidente serbo in preda al panico chiede il salvataggio degli Stati Uniti, ma scivola in contraddizioni che espongono la profonda crisi politica di Belgrado

In sole 48 ore, il presidente serbo Aleksandar Vučić ha rilasciato due dichiarazioni che lo hanno messo nella posizione diplomatica più debole dell'ultimo decennio.

Inizialmente, ha accusato i manifestanti di Belgrado di essere in contatto diretto con i dipendenti dell'ambasciata statunitense, un'affermazione che risuona con la vecchia retorica anti-occidentale che la Serbia usa ogni volta che si trova in una crisi interna.

E solo poche ore dopo, il Presidente si dichiara pubblicamente e afferma che "qualcuno dall'esterno" non vuole che la Serbia intrattenga migliori relazioni con l'amministrazione statunitense, incolpando indirettamente l'Occidente di sabotare i rapporti con Donald Trump. Questo doppio gioco rivela più i suoi problemi interni che una vera strategia geopolitica.

Vučić oggi non ha una politica estera, ha solo una tattica di sopravvivenza. E questa sopravvivenza si basa sempre più su una narrazione abusata, in cui gli Stati Uniti appaiono come il nemico interno, l'organizzatore delle proteste, il motore dell'instabilità. È la stessa retorica che i regimi autoritari usano quando non riescono a controllare il flusso politico nel Paese: "la colpa è degli stranieri". Ma la contraddizione è evidente: come può l'ambasciata statunitense essere allo stesso tempo un sabotatore della stabilità e il partito con cui Vučić cerca di migliorare le relazioni?

Queste dichiarazioni sono un segnale d'allarme per un leader che sta perdendo terreno. Entrambe sono state rivolte al pubblico interno, nel tentativo di evitare il colpo che sta arrivando da studenti, opposizione e società civile. Ma il messaggio che è stato recepito anche a Washington non è stato affatto chiaro.

In realtà, l'unico messaggio ricevuto da Washington è stato: il presidente serbo è instabile nella retorica, privo di una chiara bussola strategica e sta cercando di strumentalizzare la diplomazia americana per nascondere la crisi interna.

Per l'Albania e gli attori albanesi nella regione, questa è un'opportunità per comprendere le reali dinamiche di Belgrado: Vučić non è più un fattore di stabilità, ma è incerto su ogni passo che compie. Una Serbia che cerca di usare gli Stati Uniti come alibi è più debole di una Serbia che si confronta direttamente con l'Occidente. Questo crea spazio per una diplomazia albanese intelligente, per rafforzare le alleanze con gli Stati Uniti e per denunciare la duplice politica di Belgrado nei forum internazionali.

Vučić siede oggi sul vecchio "sgabello", nei corridoi della Casa Bianca, non per negoziare, ma per sopravvivere. E questa è più una tragedia balcanica che una mossa strategica. / Opuscolo

aleksandar vuçiç uashingtoni paranoja

Lini një Përgjigje

Editorial