Alla fine, restano solo le madri a cercare i corpi...
Oggi a Gaza non vengono uccisi militanti o soldati, ma bambini, donne e anziani. Nelle strade di una città che un tempo respirava a malapena, fumo nero e macerie ora giacciono al posto della vita. Gli attacchi aerei israeliani, implacabili e spietati, stanno trasformando la città in un cimitero.
78 cadaveri solo oggi. Queste non sono statistiche, sono storie proibite. Bambini che non hanno potuto avere paura, perché sono stati uccisi prima di sapere cosa fosse la paura. Donne che sono corse con la pancia piena e i bambini in braccio, senza riuscire a salvare nulla.
Oggi, i media mediorientali hanno aperto con il ritratto fatiscente di una madre. Le sue guance sono ricoperte più di polvere che di lacrime. Poiché non ha più tempo per piangere, deve scavare, per vedere se riesce a trovare un arto o un respiro.
Mentre il mondo è indaffarato. Con il consueto linguaggio diplomatico, con "profonde preoccupazioni", con "incoraggiamenti alla moderazione". Ma niente di più. Perché in questo mondo "normale", le vittime devono essere classificate e i decessi vengono conteggiati in base a coordinate.
A Gaza oggi, l'umanità viene uccisa. E il silenzio è complice. Peggio dei missili. Perché dai missili si può sfuggire, ma non dal silenzio. Il silenzio è il sigillo nero dell'approvazione.
E quando il mondo tace, il crimine continua. E con esso, muoiono le speranze./ Opuscolo
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