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Forum24 Maj 2026, 21:16

La corruzione, nemica della democrazia

Shkruar nga Enrico Carloni
La corruzione, nemica della democrazia
Il primo ministro Edi Rama si inginocchia davanti al primo ministro italiano Giorgia Meloni a Roma

L'Autorità anticorruzione ha accumulato funzioni eterogenee senza disporre di strumenti di attuazione realmente efficaci...

Con la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea, la prima direttiva europea contro la corruzione diventa legge, vincolante per gli Stati membri tenuti ad attuarla. L'Italia ha quindi due anni per implementarla e tre per adottare la strategia nazionale anticorruzione prevista dalla direttiva. Si tratta di un'occasione preziosa: non per riaprire vecchi conflitti, ma per affrontare finalmente la questione con serietà.

Il punto di partenza non è la direttiva in sé, ma lo stato del sistema anticorruzione italiano. Un sistema che, a quattordici anni dalla Legge 190 del 2012, mostra segni di affaticamento strutturale: i piani triennali di prevenzione della corruzione sono troppo spesso diventati un obbligo rituale e hanno perso la loro autonomia; il ruolo del responsabile anticorruzione nelle pubbliche amministrazioni è spesso rimasto isolato o sovraccarico; l'ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) ha accumulato funzioni eterogenee senza disporre di strumenti di attuazione realmente efficaci; l'attività di lobbying continua a mancare di una regolamentazione organica, mentre la regolamentazione dei conflitti di interesse rimane frammentata e insoddisfacente.

È necessaria una valutazione laica, priva di nostalgia e autocommiserazione: cosa ha funzionato, cosa va riconsiderato, cosa va rafforzato.

Questo è il contesto in cui si inserisce l'impatto della Legge Nordio del 2024 - Legge 114 - che ha abolito il reato di abuso d'ufficio e ridotto drasticamente la portata dell'esercizio illecito di influenza. I suoi sostenitori ritenevano che fosse giusto liberare i funzionari pubblici da un'eccessiva responsabilità che ne ostacolava l'azione, garantendo al contempo una maggiore autonomia dal controllo giurisdizionale delle decisioni amministrative. Il problema è che la riforma non ha in alcun modo compensato questo inconveniente: non ha rafforzato le misure preventive, non ha riformulato la normativa sui conflitti di interesse, non ha colmato le lacune di tutela che essa stessa aveva creato.

Il risultato è che oggi ci troviamo in quello spazio di transizione in cui nascono i mostri: meno repressione criminale, niente più prevenzione amministrativa, lacune di protezione praticamente diffuse. La direttiva europea ci obbliga ora ad affrontare questa situazione, e lo fa con un testo che a volte appare "minimale", ma che è comunque esigente.

Il punto cruciale è un principio: l'integrazione. Una lotta efficace contro la corruzione non è né esclusivamente penale né amministrativa: è un sistema in cui prevenzione e repressione si sostengono a vicenda nel perseguire una lotta efficace, ma proporzionata, contro la cattiva amministrazione. Questa è la logica della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione del 2003, da cui la direttiva trae ispirazione: la corruzione si combatte riducendo le opportunità (prevenzione), rendendo il reato costoso (punizione) e costruendo una cultura di integrità (formazione, trasparenza, partecipazione e coinvolgimento della società civile). Quando un pilastro si indebolisce, gli altri devono essere rafforzati in modo proporzionato. Finora, ciò non è avvenuto.

Per quanto riguarda il reato di abuso d'ufficio, dobbiamo avere il coraggio di pensare senza barriere ideologiche. Non si tratta di ripristinare il vecchio diritto penale, con i suoi difetti intrinseci, soprattutto se visto nell'ottica della "stanchezza amministrativa" dei funzionari. Si tratta di qualcosa di diverso: costruire un sistema di tutela penale preciso, circoscritto ed efficace per proteggere i valori costituzionali fondamentali. Il funzionario che favorisce un amico in un concorso pubblico. Il dirigente che esercita il potere discrezionale per perseguire un interesse privato. Il funzionario che si rifiuta di adempiere al proprio dovere per danneggiare intenzionalmente un cittadino. Questi sono comportamenti, attualmente impuniti, che lo stato di diritto non può ignorare.

L'articolo 7 della direttiva, frutto di un difficile compromesso che ha richiesto il consenso italiano, indica la strada da seguire: non un reato penale generale (o generico), bensì casi specifici di "gravi violazioni della legge" nell'esercizio di funzioni pubbliche.

Ma la sfida più ambiziosa che la direttiva pone all'Italia non riguarda il diritto penale: riguarda la strategia. La direttiva impone agli Stati membri di adottare e aggiornare periodicamente una strategia nazionale anticorruzione, coinvolgendo la società civile, effettuando valutazioni del rischio e garantendo sistemi efficaci contro i conflitti di interesse. Si tratta di una scelta politica di lungo termine, con un ampio coinvolgimento istituzionale, che richiede un peso politico finora assente.

In Italia, la lotta alla corruzione è forse da tempo delegata all'ANAC: un'autorità indipendente, valida e ancor più importante nell'ambito dei meccanismi direttivi, ma che non può sostituirsi alla scelta politica di porre l'integrità pubblica al centro dell'agenda di governo. La strategia nazionale non è e non dovrebbe essere un nuovo obbligo formale: è la concretizzazione di un patto rinnovato tra istituzioni e cittadini sulla qualità della vita pubblica.

C'è una ragione profonda per cui questa discussione è urgente, e non si chiama procedura di infrazione: si chiama fiducia. Gli ultimi dati dell'Indice di percezione della corruzione di Transparency International mostrano un calo nella percezione dell'Italia, in un contesto europeo in cui la corruzione è ancora considerata un grave problema dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Questo sviluppo si inserisce in un contesto di costante deterioramento della fiducia del pubblico nelle istituzioni italiane.

La corruzione, dopotutto, non è solo una questione giudiziaria o amministrativa: mina i diritti di chi ne subisce gli abusi, distorce la concorrenza penalizzando le imprese oneste, prosciuga le risorse pubbliche impoverendo i servizi per i cittadini e erode lentamente la democrazia. Chi è costantemente danneggiato dalla corruzione è il più vulnerabile, e per questo motivo la corruzione è nemica della democrazia e dell'uguaglianza. Prenderla sul serio significa affrontarla come un problema reale per tutti, non come una questione tecnica da lasciare agli specialisti e alla burocrazia stessa, che talvolta ne è anche colpita.

La direttiva pubblicata oggi rappresenta, nei suoi limiti, un punto di partenza. L'Italia può usarla come pretesto per limitarsi al minimo indispensabile, oppure come opportunità per costruire finalmente un sistema anticorruzione dignitoso. La differenza non sta nelle disposizioni attuative: sta nell'impegno istituzionale a considerare l'integrità pubblica una priorità politica, e non semplicemente un obbligo amministrativo./ Adattato da "Pamphlet" del "Corriere della Sera"

korrupsioni

2 Komente

  1. l
    lapanjozi

    Do mbetet kryemimistri me karagjoz i shekullit!

    1. T
      Tony

      Pse more lapanjgjozi ma more fjalen nga goja.

    Lini një Përgjigje