
Trump e Kushner immaginano il futuro di Gaza: più resort che persone?
A Washington, un importante incontro presieduto dal presidente Donald Trump alla Casa Bianca sul futuro di Gaza dopo la guerra ha attirato l'attenzione non solo per le sue dimensioni, ma anche per il fatto che tra i partecipanti c'è Jared Kushner, genero di Trump ed ex consigliere di alto livello per il Medio Oriente.
Kushner non ha un ruolo ufficiale nella nuova amministrazione, ma sembra continuare a mantenere una discreta influenza dietro le quinte, fornendo consulenza sui negoziati con i leader arabi e in particolare sulla visione futura per Gaza.
Fonti vicine alla CNN confermano che è stato lui a promuovere l'idea di una discussione "del giorno dopo", sollevando interrogativi sulla ricostruzione del territorio, sui servizi di base e, soprattutto, su ciò che è al centro del dibattito: chi controllerà Gaza dopo la caduta di Hamas. E qui la storia prende una piega familiare.
Mesi fa, Kushner fu il primo ad articolare pubblicamente un piano insolito e provocatorio per trasferire gli abitanti di Gaza e trasformarla in un'oasi turistica, una "Riviera mediorientale" piena di resort di lusso e giganteschi progetti edilizi. All'epoca, l'idea sembrava l'assurda fantasia di un miliardario con gli occhi fatti di cemento e mare. Oggi, il suo ritorno ai tavoli alti della Casa Bianca rende questa fantasia meno banale.
L'incontro di oggi, che l'inviato di Trump Steve Witkoff ha descritto come "ampio e completo", sembra essere incentrato proprio su una visione di questo tipo. Witkoff ha dichiarato a Fox News che il piano è "umanitario e ben intenzionato", un tentativo di convincere la gente che dietro i massicci trasferimenti e i progetti di lusso ci siano anche motivazioni di pace. Ma al di là della retorica, è chiaro che il progetto di Trump e Kushner mira a cancellare dalla mappa una realtà politica e sociale che esiste da decenni e a sostituire un intero popolo con un'utopia di cemento e spiaggia.
L'ironia è che, mentre l'amministrazione statunitense afferma di pensare a "pace e prosperità per tutti nella regione", la realtà sul campo è ben diversa: Gaza è devastata dai bombardamenti, migliaia di morti, milioni di sfollati e una popolazione che lotta per sopravvivere. E in mezzo a tutto questo sangue e distruzione, Trump e Kushner stanno progettando lussuosi progetti edilizi come se fossero urbanisti su un'isola caraibica.
Resta da vedere se questo piano prenderà forma concreta o rimarrà solo un'idea provocatoria per testare la reazione dell'opinione pubblica internazionale. Ma una cosa è certa: il ritorno di Kushner sul grande palcoscenico della politica estera americana è un chiaro segnale che per Trump la questione di Gaza non è solo un dossier geopolitico, ma anche un progetto personale, in cui politica, affari e fantasia concreta si fondono. / Pamphlet
Lini një Përgjigje