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Rajoni dhe Bota 9 Shkurt 2026, 08:10

La vittoria forte, la vendita debole; Trump scuote l'Europa, ma non le tasche degli americani

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In questo contesto, l'Europa rischia di rimanere schiacciata, in quanto "specie erbivora in un mondo sempre più dominato dai carnivori".

La vittoria forte, la vendita debole; Trump scuote l'Europa, ma non le
Donald Trump

Le critiche a Wall Street sono aumentate significativamente dopo le recenti apparizioni pubbliche di Donald Trump. Tuttavia, i fatti dimostrano che non sono stati i mercati americani a essere colpiti più duramente dalla volatilità, bensì i mercati azionari europei.

"Vendere l'America", suggeriva un articolo della Reuters a fine gennaio. La logica era chiara: dopo le nuove minacce di Trump di imporre dazi sui paesi europei, in particolare quelli che avevano inviato truppe in Groenlandia, la situazione avrebbe potuto assomigliare a quella del cosiddetto "Giorno della Liberazione" nell'aprile 2025. Ma è successo il contrario: i mercati europei hanno perso molto più di Wall Street. Ciò dimostra che il mercato azionario americano tende a vedere un lato positivo nelle politiche economiche e neocoloniali del suo presidente. Un altro motivo è il sostegno che l'indice S&P 500 ha ricevuto dai piccoli investitori, meno sensibili ai rischi della cosiddetta "dottrina Donroe". Il loro ottimismo, misurato dall'indice di fiducia degli investitori individuali (AAII), ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi quattro anni.

L'ottimismo prevale sulla paura
Se l'indice VIX è considerato un indicatore della paura degli investitori, i mercati appaiono relativamente calmi: è salito a 20 punti, circa sei punti al di sotto del picco dello scorso ottobre, quando non si è verificato alcun evento importante. Il nuovo ordine globale che Trump intende costruire, accompagnato da incentivi, tagli fiscali e forse una politica monetaria molto accomodante per uso interno, è visto con simpatia da Wall Street. L'ottimismo rimane elevato anche tra gli investitori istituzionali.

Secondo un sondaggio di Bank of America di gennaio, la "stragrande maggioranza" di loro ha scelto di non coprirsi contro un potenziale calo del mercato nei prossimi tre mesi, dimostrando una fiducia che non si vedeva da luglio 2021. Nel frattempo, sul mercato obbligazionario - dove gli investitori hanno orizzonti a più lungo termine - si è verificata una svendita: il rendimento del titolo statunitense decennale è salito di 18 punti base al 4,3%, il livello più alto da agosto. In confronto, la pressione sui Bund tedeschi o sui BTP italiani è stata minima.

La debolezza del dollaro
La tesi del "Sell America" ​​si è manifestata più chiaramente sul mercato valutario. Il dollaro si è indebolito nei confronti dell'euro e soprattutto nei confronti del franco svizzero, considerato un bene rifugio. Un comportamento simile è stato osservato per oro e argento, che sono aumentati del 6-8% in sole tre sedute, questa volta più a scopo di copertura che speculativo.

Secondo il Wall Street Journal, il mercato azionario non sta prendendo sul serio lo scenario di una catastrofe geopolitica ed economica. Le ragioni sono molteplici: alcuni investitori sono abituati allo stile di Trump, altri credono che le sue minacce siano per lo più verbali, alcuni pensano che la Corte Suprema bloccherà le sue ambizioni espansionistiche e i dazi generalizzati, mentre altri contano sull'opposizione di alcuni parlamentari repubblicani per impedire alla Casa Bianca di interferire nella Federal Reserve.

Paradossalmente, sia i sostenitori che gli oppositori di Trump concordano sul fatto che il mercato azionario dovrebbe crescere, grazie all'aumento dei profitti, a un'economia dinamica, ai sussidi fiscali e alle aspettative di tassi di interesse più bassi. Il rischio che questa combinazione generi inflazione, deficit e debito pubblico in aumento viene pressoché ignorato.

Una situazione più oscura per l'Europa

Più critica è l'analisi di UniCredit, chiaramente intitolata: "L'ascesa dell'impero predatorio americano". Secondo l'autore Edoardo Campanella, "l'era dell'egemonia americana benevola è finita". Ciò che prevale oggi non è l'ideologia, ma il mercantilismo, con l'obiettivo di estrarre benefici economici e strategici da paesi scelti in base alla vicinanza geografica, al peso geopolitico o alle risorse naturali.

In questo contesto, l'Europa rischia di rimanere schiacciata, in quanto "specie erbivora in un mondo sempre più dominato dai carnivori". Deutsche Bank osserva che circa 8.000 miliardi di dollari in obbligazioni e azioni statunitensi sono nei portafogli degli investitori europei, un peso che potrebbe teoricamente influenzare i rendimenti del debito statunitense e l'inflazione. Secondo il Financial Times, gli investitori europei detengono circa 3.000 miliardi di dollari in titoli del Tesoro statunitensi, più della Cina.

La semplice minaccia di venderne alcuni o di non acquistarne più basterebbe a far salire i rendimenti dei titoli del Tesoro, aggravando il deficit federale, che già si attesta a circa il 7% del PIL. Trump ha riconosciuto che ogni aumento di un punto percentuale dei tassi di interesse costa al bilancio statunitense circa 360 miliardi di dollari all'anno.

Per ora, resta la speranza che il Congresso e la Corte Suprema frenino le politiche più estreme di Trump. Ma, come ha avvertito il Primo Ministro canadese Mark Carney a Davos, parafrasando Tucidide, "l'ordine basato sulle regole sembra scomparire: i forti fanno quello che possono, mentre i deboli sono costretti a subire ciò che resta". / Adattato dal Corrire della Sera

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