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Rajoni dhe Bota27 Prill 2026, 17:40

Marx, il '68 e l'America di oggi: le radici della violenza politica!

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Marx, il '68 e l'America di oggi: le radici della violenza politica!
Karl Marx, con il cappello MAGA - Foto illustrativa

La radicalizzazione politica non deriva sempre dalla povertà effettiva, ma spesso dal divario tra aspettative e realtà. Un giovane istruito, gravato da debiti e da grandi aspettative, può provare una delusione ancora più profonda di fronte all'incertezza e alla mancanza di prospettive.

Il terzo attentato alla vita di Donald Trump, dopo l'omicidio dell'influencer di destra Charlie Kirk e di un alto dirigente di una compagnia assicurativa per mano del cosiddetto "giudice sociale" Luigi Mangione, riporta in primo piano un interrogativo fondamentale: l'America sta scivolando in una nuova fase di violenza politica, simile agli "anni di piombo"? E la violenza sta riacquistando legittimità come strumento politico nell'attuale clima di polarizzazione?

Gli Stati Uniti vantano una lunga storia di precedenti. Dagli omicidi perpetrati da anarchici immigrati alla fine del XIX secolo, ai linciaggi del Ku Klux Klan al servizio di un progetto razzista, fino alle organizzazioni armate dell'estrema sinistra degli anni '60, la violenza politica ha assunto molteplici forme. A questo periodo appartengono anche gli assassinii dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King, così come una serie di omicidi contro rappresentanti di istituzioni. Nei decenni successivi, figure come l'Unabomber o attacchi come quello di Oklahoma City hanno dimostrato che il fenomeno rimaneva presente, seppur con diverse motivazioni ideologiche.

Tuttavia, secondo l'analisi di Noam Scheiber (New York Times), il riferimento più significativo per comprendere il presente rimane quello degli anni Sessanta. Fu allora che venne formulata l'idea della "proletarizzazione" delle classi intellettuali, un concetto che entrò a far parte anche del dibattito europeo del 1968. Oggi, questa teoria ritorna in un nuovo contesto, influenzato dalla globalizzazione, dalla tecnologia e dall'intelligenza artificiale.

Scheiber sostiene che un numero crescente di laureati americani non si considera più parte di un'élite in ascesa, bensì una forza lavoro precaria. Non si percepiscono più come una "classe media emergente", ma come una sorta di proletariato moderno. Questa idea è direttamente collegata a Karl Marx, il quale predisse che il capitalismo avrebbe offuscato la distinzione tra lavoro qualificato e non qualificato, trasformando persino i più istruiti in lavoratori dipendenti.

Per decenni, questa previsione è sembrata inesatta, poiché l'economia moderna premiava l'istruzione e creava nuove gerarchie professionali. Oggi, però, per alcuni giovani la realtà è diversa: i titoli di studio valgono meno, le opportunità di lavoro sono limitate e le aspettative restano deluse. Gli elevati costi dell'istruzione, il debito studentesco e l'aumento del costo della vita nelle grandi città acuiscono questo senso di insicurezza. L'intelligenza artificiale aggiunge un nuovo elemento, minacciando le professioni legate all'economia della conoscenza.

Questa situazione crea un divario tra aspettative e realtà. Un giovane istruito, cresciuto con l'idea del successo attraverso gli studi, può provare una profonda delusione di fronte all'incertezza e all'intensa competizione. Questa delusione non si traduce necessariamente in violenza, ma può creare un clima in cui la violenza viene tollerata o addirittura giustificata.

La figura di Luigi Mangione illustra questo pericolo. Egli non rappresenta il profilo classico dell'emarginato, bensì un individuo colto e privilegiato che costruisce una narrazione ideologica per giustificare l'atto violento. In questa logica, l'autore del crimine diventa il "vendicatore", la vittima il "simbolo del sistema" e l'assassino il "messaggio politico".

Tuttavia, i dati dimostrano che il fenomeno non è diffuso. La maggior parte dei laureati statunitensi continua ad avere livelli di occupazione e reddito più elevati rispetto ad altri gruppi. Ma l'impatto culturale di questa percezione è significativo, soprattutto nei settori che producono il discorso pubblico, come i media, le università e le industrie culturali.

In questo contesto, la radicalizzazione politica non scaturisce solo dalla povertà reale, ma anche dalla sensazione di una promessa non mantenuta. Come negli anni Sessanta, oggi alcune classi istruite possono sviluppare forme di opposizione radicale, soprattutto quando si combinano pressioni economiche e narrazioni ideologiche.

In conclusione, l'analisi suggerisce che l'America si trova ad affrontare una nuova trasformazione del conflitto sociale. Non si tratta più solo della classica divisione tra lavoratori ed élite economiche, ma di una tensione più complessa, in cui anche una parte delle persone istruite si sente esclusa. In determinate circostanze, ciò può creare terreno fertile per nuove forme di radicalizzazione e, in casi estremi, per la legittimazione della violenza politica. / Adattato da "Corriere della Sera"

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