Tra pochi giorni inizieranno le procedure per l'elezione del Presidente: Kurti riconfermerà il suo ex alleato o imporrà un nuovo nome alla guida dello Stato?
Entro una settimana, a Pristina inizierà ufficialmente il processo di elezione del Presidente del Kosovo. Le scadenze costituzionali impongono all'Assemblea di avviare la procedura, mentre il retroscena politico è molto più caldo di quanto sembri all'opinione pubblica. Il mandato di Vjosa Osmani sta entrando in una fase decisiva e per il 2026 non si tratta più di speculazioni, è questione di settimane e di votazioni.
Secondo la Costituzione del Kosovo, il Presidente viene eletto dall'Assemblea con i 2/3 dei voti nei primi due turni e con 61 voti al terzo turno. Ciò significa che il processo non è una formalità, ma una vera e propria prova di forza politica. Qualsiasi mancanza di consenso rischia di causare una situazione di stallo istituzionale e potenzialmente elezioni parlamentari anticipate.
La domanda che domina la scena politica è semplice: cosa farà Albin Kurti?
Controlla la maggioranza parlamentare e ha il peso decisivo nella determinazione della candidatura. Il sostegno a un secondo mandato per Osman sarebbe un segnale di continuità e stabilità istituzionale. Ma la mancanza di sostegno sarebbe un chiaro segnale che la logica della riconfigurazione del potere ha fatto breccia nel campo al potere.
Osmani ha costruito una solida reputazione internazionale, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti e dell'Unione Europea.
In diplomazia, è considerata una figura articolata e coerente nella linea euro-atlantica. Questo conferisce al Kosovo un vantaggio in termini di immagine e credibilità. Tuttavia, un Presidente con un profilo indipendente non è sempre adatto a un Primo Ministro che ambisce al controllo istituzionale completo.
Se Kurti scegliesse di sostenerlo, preserverebbe la coesione istituzionale ed eviterebbe inutili tensioni in un momento delicato per il dialogo con la Serbia e per i rapporti con gli alleati. Se scegliesse un altro candidato, consoliderebbe il potere, ma rischierebbe di aprire un nuovo fronte di conflitto, sia con l'opposizione sia con fattori internazionali che vedono nell'equilibrio interno un elemento di stabilità.
C'è un altro elemento: le dinamiche elettorali. Uno scontro per la presidenza potrebbe diventare un catalizzatore per nuove elezioni parlamentari. In questo scenario, l'elezione del Presidente non sarebbe più una questione di protocollo, ma un referendum silenzioso sull'attuale governo.
In definitiva, il processo che inizierà tra pochi giorni dirà se il Kosovo sta entrando in una fase di consolidamento istituzionale o in un nuovo ciclo di tensione politica. La presidenza non è solo una carica cerimoniale; è un simbolo di unità e un punto di riferimento in politica estera.
Il tempo stringe. E la decisione di Kurti determinerà non solo il destino di Osman, ma anche l'architettura del potere in Kosovo per gli anni a venire./ Opuscolo
Po të isha Albin Kurti, do propozoja Jakup Krasniqin për President të Kosovës dhe do kërkoja mbështetje parlamentare për zgjedhjen e Tij. Nuk ka asnjë vendim të Gjykatës Penale të Hagës që e bën fajtor Jakup Krasniqin. 'Faleminderit Znj.Osmani për bashkëpunimin' (Albin Kurti).