
Burocrazia, mancanza di fondi e caos regionale hanno trasformato il progetto strategico del decennio in un simbolo dell'incompetenza dello Stato...
Dalla burocrazia infinita alla mancanza di fondi e al sabotaggio regionale: le ragioni del rinvio dell'autostrada mostrano la crisi della capacità dello Stato nei Balcani
L'autostrada adriatico-ionica, annunciata da oltre due decenni come la "grande arteria" che avrebbe collegato Albania, Montenegro, Croazia e Grecia con i corridoi di sviluppo europei, è oggi l'esempio più chiaro di come i governi dei Balcani abbiano preso l'abitudine di promettere autostrade nelle conferenze stampa, producendo però ritardi sul campo.
Rinviare l'inizio dei lavori di almeno tre anni non è semplicemente un "incidente tecnico": è il quadro ufficiale dell'impotenza, della mancanza di professionalità e di volontà politica per progetti che richiedono coordinamento, trasparenza e funzionalità.

Le ragioni sono molteplici, ma hanno tutte un elemento in comune: i governi non hanno la capacità, non hanno le priorità e spesso non hanno la sincerità necessaria per portare a termine il progetto. Una burocrazia senza fine ha fatto sì che studi ambientali, permessi tecnici, autorizzazioni territoriali e audit si trascinassero all'infinito, mentre i ministri parlano solo di "dinamismo regionale" nelle loro dichiarazioni.
Nei nostri Paesi una procedura che avrebbe dovuto durare sei mesi dura tre anni, perché i legami dello Stato sono bloccati tra irresponsabilità e interessi politici.
C'è anche il problema del finanziamento. I governi realizzano piani infrastrutturali del valore di miliardi di euro, mentre i loro bilanci reali non coprono nemmeno il 10% dei costi. Pertanto, i progetti dipendono da fondi esteri, strumenti finanziari dell'UE e prestiti delle banche di sviluppo, processi che richiedono documenti accurati, trasparenza e studi seri. Ma troppo spesso, i governi della regione hanno presentato ai partner internazionali progetti impreparati, non supportati da dati, poco chiari e con costi che cambiano ogni volta che cambia ministro.
Il ritardo è anche legato alla mancanza di coordinamento regionale. Gli Stati balcanici, che sulla carta parlano di "cooperazione infrastrutturale", in pratica pensano solo alla loro linea elettorale e agli interessi politici interni.
L'autostrada non può essere costruita con la logica del "ognuno per sé": l'Albania non può partire senza che il Montenegro sia pronto, e il Montenegro non può procedere senza essere in sintonia con la Croazia. Invece di veri e propri tavoli di lavoro, la regione ha prodotto solo vertici fotografici, dove vengono firmati memorandum che nel giro di un anno prendono polvere.
Gli ostacoli tecnici e ambientali sono anche conseguenza di un vecchio modello di governance: mancanza di preparazione professionale, mancanza di competenze, mancanza di valutazioni approfondite. La strada attraversa zone costiere, aree protette e terreni difficili; tutti questi richiedono studi seri, non dossier elaborati frettolosamente per mantenere una promessa politica. Quando i governi operano con la logica del "mettiamo a gara il progetto e poi vediamo", i ritardi sono garantiti.
In ultima analisi, la responsabilità ricade sui governi che utilizzano le infrastrutture come strumento di propaganda e non come politica di sviluppo.
In Albania, Montenegro e altri paesi della regione, le autostrade vengono menzionate più spesso negli spot elettorali che nei piani concreti. Il progetto adriatico-ionico è diventato il simbolo del conflitto tra ciò che i governi dicono e ciò che riescono a fare. E mentre i leader regionali vengono fotografati ai vertici, i cittadini dei Balcani si ritrovano con strade vecchie, traffico, mancanza di sicurezza e un'economia che viaggia più lentamente della retorica politica.
Tutte queste ragioni messe insieme indicano un fatto semplice: l'autostrada non è ritardata dalla natura, ma dalla politica. E finché gli stati balcanici non costruiranno istituzioni funzionanti, vere riforme amministrative e una nuova cultura di governance che valorizzi i risultati rispetto alla propaganda, qualsiasi nuovo corridoio rimarrà un vicolo cieco. L'autostrada adriatico-ionica continuerà a essere una bella idea sulla carta, un'altra promessa che i governi usano ma non mantengono, e un'occasione persa per l'intera regione./ Opuscolo
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